LA CONOSCENZA RENDE LIBERI D’AMARE

Nicla Vassallo

LA CONOSCENZA RENDE LIBERI D’AMARE

Nicla Vassallo (leggi anche “Un figlio non è un diritto a tutti i costi”) intervistata da Sabino Maria Frassà (scopri chi è) sul ruolo della teoria del genere nell’educazione in Italia.

Premessa: l’Italia sembra essere divisa e vivere con molta apprensione la spiegazione delle teoria del genere nelle scuole. Da un lato l’Associazione Italiana di Psicologia (AIP) si è espressa inequivocabilmente a favore della divulgazione di tali teorie nelle scuole, sostenendo che “evidenze empiriche raggiunte da questi studi mostrano che il sessismo, l’omofobia, il pregiudizio e gli stereotipi di genere sono appresi sin dai primi anni di vita e sono trasmessi attraverso la socializzazione, le pratiche educative, il linguaggio, la comunicazione mediatica, le norme sociali”.
Dall’altro lato si sono manifestati alcuni interventi normativi a livello locale, che vanno nella direzione contraria. Di recente la Regione Veneto si è impegnata (su iniziativa del Consigliere regionale Sergio Berlato) affinché “la scuola non introduca ideologie destabilizzanti e gender”.

Ne parliamo con la filosofa Nicla Vassallo, professore ordinario di Filosofia teoretica presso l’Università di Genova, che da anni si occupa del tema.

S.M. Frassà: Da dove arriva la teoria del genere?
NICLA VASSALLO: Innanzi tutto chiamiamola appunto teoria e non ideologia. La teoria del genere o meglio le teorie del genere non sono un’ideologia, in quanto non sono un sistema organizzato coerente di credenze, opinioni e rappresentazioni, che determinano cambiamenti nella realtà. Le teorie del genere spingono ad una maggiore consapevolezza di sé, mostrando come ci sia una differenza che tra genere e sesso. Da un lato gli esseri umani sono distinti geneticamente tra maschi e femmine, dall’altro lato i ruoli di maschi e femmine sono una costruzione sociale. I ruoli così determinati non sono storicamente assoluti, ma relativi al contesto socio-culturale che li determina: ricordiamoci che anche in Europa un secolo fa le donne non erano considerate idonee a votare e partecipare alla vita politica del proprio Paese.

S.M. Frassà: Le teorie del genere non parlano quindi soltanto di omosessuali?
NICLA VASSALLO: Assolutamente No! Tali teorie si sono diffuse non per riflettere sugli omosessuali, ma sul ruolo delle donne. Le teorie del genere nascono infatti intorno alla fine degli anni ’60 come pensiero femminista: in fondo anche le donne hanno dovuto combattere – e combattono tutt’oggi – per togliersi dallo stereotipo che le vede “rinchiuse” e “asservite” alla famiglia, senza possibilità di autodeterminarsi e realizzarsi come persone, indipendentemente dalla formazione di un nuovo nucleo familiare.

S.M. Frassà: Le teorie del genere destabilizzano la società? Quali impatti hanno sui bambini?
NICLA VASSALLO: Che impatto ha avuto la il Darwinismo sulla società contemporanea? Proprio perché le nuove generazioni sono il nostro futuro, è importante che crescano con tutti gli strumenti necessari per “autodeterminarsi”. Le teorie del genere sono utili anche perché contrastano la formazione di pregiudizi nei bambini: come detto giustamente dall’AIP, sono infatti una forma efficacie per combattere sul nascere razzismo e discriminazione. Un bambino dalle teorie del genere potrà comprendere come l’amare sia un diritto e una scelta del singolo (non della società), come un omosessuale non sia diverso da un etero.

S.M. Frassà: Flussi immigratori, sconvolgimenti socio-politici renderanno la nostra società sempre più multi-etnica. Le teorie del genere possono essere considerate come uno strumento che facilità l’integrazione, combattendo il razzismo e l’esclusione nei confronti del “diverso”?
NICLA VASSALLO: Cos’è diverso? Questa è la domanda. Siamo tutti diversi ed unici. L’importante è vivere questa unicità con gli altri, capire che la società ed ogni forma di collettività è l’insieme di tante unicità, non la loro esclusione. L’esclusione porta alla solitudine, alla marginalizzazione e alla sofferenza di chi la vive.
L’omofobia però è anche peggio: mentre un bambino di un’altra etnia (rispetto a quella della massa), se viene discriminato, torna a casa e vive in una famiglia della stessa etnia che lo riconosce e lo consola, cosa succede ad un/a ragazzo/a omosessuale che vive in un contesto (non solo scolastico) che lo discrimina, torna a casa e rivive questa non accettazione a casa? Oliver Sakcs, recentemente scomparso, la chiamava gay-solitude (la solitudine omosessuale). Le teorie di genere non combatterebbero solo il razzismo tra i bambini, ma aiuterebbero anche gli adulti e le famiglie ad accettare e vivere i propri figli omosessuali.

S.M. Frassà: Ipotizziamo che da domani in Italia in tutte le scuole vengano spiegate le teoria del genere; è probabile che nel 2030 alcuni di quei bambini, divenuti adulti, decidano di vivere apertamente la propria omosessualità, non colpevolizzandosi né vivendo tale aspetto come limite all’accettazione sociale. In questo senso la teoria del genere non rischia di aumentare il numero di omosessuali?
NICLA VASSALLO: Assolutamente no. Aumenterebbero appunto le persone che hanno non il coraggio, ma la possibilità di amare chi vogliono. Sarebbe una società liberata dall’ipocrisia; una società in cui si insegna ai bambini soprattutto ad amare con consapevolezza e non per moda/convenzione.
Il problema non è solo rinunciare oggi a spiegare le teorie del genere; il problema oggi è rinunciare alla cultura e all’educazione: se lo si fa, l’occidente corre il rischio di un forte analfabetismo sentimentale. Ciò che è grave è che sia spesso un alfabetismo indotto: il pregiudizio e l’ignoranza rendono le masse molto più governabili. Pensiamo ad esempio cosa sta succedendo in Russia: vogliamo che in Italia avvenga lo stesso?

S.M. Frassà: Se ci liberassimo da tutte le sovrastrutture, avrebbe ancora senso parlare di orgoglio omosessuale? Non è in fondo una forma di sovrastruttura anche questa? Non dovremmo essere più che altro consapevoli, non orgogliosi, della nostra unicità?
NICLA VASSALLO: Esatto. In fondo sarebbe bello che in Italia succedesse come a Londra e tanti etero o meglio non-omosessuali partecipassero al Gay Pride. Riflettiamo infatti su cosa significhi “gay pride”: esso non dovrebbe significare essere orgogliosi di amare una persona del proprio sesso, bensì esser orgogliosi della libertà di autodeterminarsi, di amare, essere amati ed accettati da tutti, anche dalla collettività. Bisognerebbe quindi  essere orgogliosi di poter promuovere la consapevolezza di sé e degli altri; bisogna essere orgogliosi di combattere ogni forma di dogmatismo, promuovendo e non censurando la scienza della conoscenza. Insomma bisogna esser orgogliosi di poter liberare “l’uomo del futuro” dal pregiudizio, insegnandogli di nuovo ad amare.
Per ora c’è ancora molto da fare, ma bisogna provarci, parlarne e condividere.

Nicla Vassallo è stata intervistata telefonicamente da Sabino Maria Frassà il 7 settembre 2015.  Lo stesso giorno la Professoressa ha rivisto e approvato il testo.

________________________________________________________________________________

Nicla Vassallo (http://www.niclavassallo.net/) è una filosofa di fama internazionale, specializzatasi al King’s College London, è attualmente professore ordinario di Filosofia teoretica presso l’Università di Genova. Il suo pensiero e le sue ricerche scientifiche hanno innovato e rinnovato settori dell’epistemologia, della filosofia della conoscenza, della metafisica, dei gender studies. Autrice, coautrice, curatrice di ben oltre centocinquanta pubblicazioni, della sua importante produzione scientifica, in italiano e in inglese, ci limitiamo a ricordare i volumi più recenti: Filosofia delle donne (Laterza 2007), Teoria della conoscenza (Laterza 2008), Knowledge, Language, and Interpretation (Ontos Verlag 2008), Donna m’apparve (Codice Edizioni 2009), Piccolo trattato di epistemologia (Codice Edizioni 2010), Terza cultura (il Saggiatore 2011), Per sentito dire (Feltrinelli 2011), Conversazioni (Mimesis 2012), Reason and Rationality (Ontos Verlag 2012), Frege on Thinking and Its Epistemic Significance (Lexington–Rowman & Littlefield 2014), Il matrimonio omosessuale è contro natura: Falso! (Laterza 2015), Breve viaggio tra scienza e tecnologia con etica e donne (Orthotes 2015). Scrive di cultura e filosofia su testate giornalistiche tra cui Domenica de Il Sole 24 ore e il Venerdì di Repubblica.