
Dal 3 al 9 ottobre 2025 gli spazi di C&C Milano accolgono Everything Is Waiting For You di Megan Reed, nuova tappa del percorso espositivo promosso da Nicoletta Rusconi Art Projects in collaborazione con Cascina i.d.e.a. Nel cuore di Brera, C&C Milano – showroom d’eccellenza nel settore dei tessuti e dell’interior design – apre per l’occasione le proprie porte all’arte contemporanea trasformandosi in un luogo d’incontro tra arte, architettura e lifestyle.
La mostra è il frutto della residenza d’artista promossa anche quest’anno da Cascina i.d.e.a., piattaforma che mette in dialogo creatività, sostenibilità e comunità. Le opere, tutte inedite, saranno presentate giovedì 2 ottobre alle ore 17:00, offrendo al pubblico l’opportunità di incontrare artisti, il curatore e partner del progetto. L’esposizione è infatti accompagnata da un testo critico inedito, scritto appositamente per l’occasione dal curatore Sabino Maria Frassà, che vi proponiamo in anteprima.
Megan Reed: strategie di libertà. Il colore come corpo, scena, resistenza.
Sabino Maria Frassà, curatore
La “democrazia” del colore e della materia è il cuore incandescente di Megan Reed, l’artista che ha trasformato la cromia in linguaggio politico. In tempi segnati dal ritorno di ideologie suprematiste, il suo rifiuto del bianco non è un vezzo formale: è un atto etico. Ogni opera diventa manifesto visivo di pluralità e comunità.
Le sue sculture, pur negando sia l’astrazione pura sia la figurazione convenzionale, mantengono sempre un nucleo antropomorfo: corpi primordiali, totemici, che restituiscono la dimensione fisica e relazionale dell’essere umano. È qui che il colore si fa carne e scena, gesto e presenza. In questo senso le sue forme dialogano con una genealogia che va dalle avanguardie storiche – dall’incontro delle avanguardie europee con le sculture rituali africane, passando per Picasso e le forme archetipiche di Brancusi – fino alle grandi sculture dai colori puri e verticali di Ugo Rondinone. Reed assimila questi riferimenti senza imitarli, li trasforma in un linguaggio proprio in cui il colore diventa carne e gesto, non superficie decorativa.
I corpi che popolano i suoi lavori, tanto nella pittura quanto nella scultura, non sono mai isolati: abitano lo spazio come frammenti di un coro. Ci sorprendono perché nascono da una mano capace di solitudine, eppure si offrono come rito collettivo. Dipinti e sculture diventano quinte di un teatro esistenziale in cui siamo tutti attori. È questa teatralità – scena aperta e insieme vincolante – la sua idea di democrazia: un luogo in cui nessun colore, nessuna forma può pretendere di essere l’unica.
La sua arte dà così forma all’indicibile, a ciò che sfugge al linguaggio ordinario: intuizioni, emozioni, memorie, paure e desideri che possono essere visti, toccati, attraversati. “Siamo moltitudine”, direbbe Marinella Senatore, e l’artista traduce questa pluralità in figure primordiali, viscerali, come se – e forse è così che accade – le mani arrivassero prima del pensiero. Non è improvvisazione: è una strategia di libertà, in cui lo studio e la continua sperimentazione fanno sì che il colore stesso diventi un corpo in tensione verso la libertà, capace di liberarsi dai vincoli dell’esistenza e di trasformare limiti e contraddizioni in possibilità di relazione e consapevolezza.
La loro energia cromatica è un inno alla differenza e riecheggia l’intuizione bergmaniana che “sotto ogni maschera c’è un’altra maschera. E un’altra. Fino al volto nudo che nessuno può vedere.” In questo universo di maschere e ruoli, l’arte di Reed diventa non solo teatro ma anche resistenza: la sua pluralità a tutto tondo ricorda che, come scrive Edouard Glissant, “non c’è identità che non sia in relazione”, e che nessun colore, nessuna forma può pretendere di essere l’unica.
Eppure, dentro questa esplosione vivace e irresistibile di colori nello spazio, si nasconde una vena di malinconia. Nessuno è davvero solo; eppure ciascuno recita – almeno in parte – il ruolo che la società e il proprio tempo storico gli assegnano. Le figure dell’artista sembrano così immerse in uno spazio concepito come somma di tele e sculture: quinte di un mondo di infinite immobilità che il colore avvolge a tutto tondo. E forse quell’immobilità è un ancoraggio: la ricerca di un fondamento stabile nell’instabilità del reale e di un’esistenza che ci rende corpi nomadi, sempre alla ricerca di compagni di viaggio tanto necessari quanto, talvolta, impossibili.
L’arte diventa così gioco e compagna di viaggio: le opere trasformano la relazione in corpo, scena e resistenza, fino a farsi azioni reali che affermano la libertà senza cancellare la densità della materia. Il gesto artistico diventa rifugio per chi sa essere solo ma crede nella comunità. Nella pluralità dei mondi che Reed crea, auspica e racconta, offre e trova conforto e consolazione: uno specchio per riflettere su un mondo complesso, fatto di disuguaglianze, in cui l’ideale del colore è contraddetto dalla discriminazione della diversità. Proprio in questo scarto risiede la forza del suo lavoro: trasformare l’“indicibile” in gesto di libertà e di resistenza, un invito a guardare – e forse a cambiare – ciò che non vogliamo o non riusciamo a dire, ma che oggi non possiamo più tacere, almeno attraverso il colore.
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Everything Is Waiting For You
C&C Milano, Via Brera 7 — Milano
3–9 ottobre 2025 | 10:00–18:00
Opening: giovedì 2 ottobre, ore 17:00
Per maggiori informazioni: federica@nicolettarusconi.com
In copertina Venetian Skyscape, 2023, Plywood, glue, acrylic, spar urethane, fishing line, eye hooks, 114 x 76 x 86 cm, photo credit: Jeff McLane


