
In Trentino, luogo delle Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali 2026, Fulvio Morella compie un passo decisivo nella sua ricerca artistica: per la prima volta, il suo Braille Stellato evolve in proiezione architettonica. L’opera abbandona lo spazio protetto della sede espositiva per farsi atto di condivisione urbana, eleggendo la città olimpica di Cavalese a proprio cuore pulsante. Le facciate cittadine si trasmutano in una pagina collettiva di luce, restando visibili fino al termine dei Giochi, il 15 marzo.
L’intervento è parte integrante di I LIMITI NON ESISTONO — progetto promosso da CRAMUM per l’orizzonte paralimpico, la cui prima tappa trentina è stata curata da Sabino Maria Frassà (direttore di tutto il progetto) ed Elsa Barbieri (direttrice del Museo di Cavalese) — e segna il compimento del percorso di Morella in terra trentina, laddove il primo capitolo di questa indagine ebbe origine.
Dal buio alla luce: una rivoluzione semantica
Il gesto di Morella è radicale nella sua limpidezza: egli sottrae il Braille alla sua dimensione storica — legata alla cecità e dunque, per sineddoche, all’oscurità — per convertirlo nel suo opposto concettuale: una sorgente luminosa. L’alfabeto tattile non viene semplicemente reso visibile, ma si fa pubblico e corale. Il Braille Stellato cessa di essere un linguaggio per l’individuo e diviene un’esperienza d’incontro; l’accessibilità si spoglia della sua natura di “condizione privata” per assurgere a fatto civico.
Attraverso questo ciclo di proiezioni, la città diviene una superficie sensibile, un luogo di transito dove la scrittura non è un enunciato da decodificare, bensì un’atmosfera da abitare. L’architettura si offre come supporto effimero per l’ascolto, mentre il paesaggio urbano si trasforma in un palcoscenico di partecipazione attiva, dove la comunità non è spettatrice, ma protagonista.
La metamorfosi del segno
Le proiezioni seguono un ritmo di trasformazione graduale:
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Le frasi appaiono inizialmente in caratteri latini.
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Mutano poi nella loro traduzione in codice Braille.
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Infine, si dissolvono lasciando spazio ai soli punti.
In quest’ultimo stadio, i punti Braille si affrancano dalla loro funzione convenzionale di segni di lettura per riemergere come costellazioni luminose. Il linguaggio si fa cielo; il significato si fa orientamento; la facciata si fa firmamento. In questa visione, la poetica e la politica di Morella convergono: i rilievi nati per rendere leggibile l’invisibile generano ora una nuova visibilità inclusiva, che non esclude ma invita.
Policromia e impegno civico
Un tratto distintivo di questi nuovi interventi è l’intensità cromatica. Proseguendo il dialogo tessile già avviato per Casa San Marino, Morella sviluppa una policromia inedita, omaggio ai colori paralimpici. Qui il colore non è decorazione, ma un gesto ludico — una dichiarata felicità — che manifesta visivamente il superamento del limite.
Tra le immagini proiettate spicca anche Flash Cavalese, opera donata dall’artista alla comunità locale e ora parte della collezione del Museo d’Arte Contemporanea Cavalese, a suggello del legame indissolubile tra progetto e territorio.
Oltre lo spettacolo: la pratica dell’inclusione
Creato per l’occasione olimpica, l’intervento di Morella rifugge la logica dell’evento effimero da “una sola notte” per insistere sulla durata. L’inclusione, suggerisce l’artista, non è un’eccezione celebrativa, ma una pratica continua e quotidiana.
Con le sue Scritture di Luce, Fulvio Morella ci consegna un’immagine tanto simbolica quanto concreta: il Braille, nato come strumento per leggere nell’oscurità, si fa luce per tutti. E in quella luce, la comunità è invitata a volgere lo sguardo verso l’alto, per immaginare e condividere un cielo finalmente senza confini.
- SCRITTURE DI LUCE di Fulvio Morella per Milano Cortina 2026, San Francesco
- SCRITTURE DI LUCE di Fulvio Morella per Milano Cortina 2026, San Francesco
- SCRITTURE DI LUCE di Fulvio Morella per Milano Cortina 2026, San Francesco
Bruno Frigerio, 17 febbraio 2026


