
Il Museo d’Arte Contemporanea di Cavalese presenta Performa Cavalese, in programma fino al 3 maggio 2026, con protagonisti tre artisti trentini: Leonardo Panizza, Johannes Bosisio e Angelo Demitri Morandini. Tre ricerche diverse, tra video, pittura, installazione e pratica performativa, hanno trasformato il museo in uno spazio vivo di incontro e partecipazione.
Il progetto, a cura di Elsa Barbieri, si ispira alla biennale newyorkese Performa e nasce dal desiderio di interrogare ciò che resta della performance: il rapporto tra effimero e memoria, tra realtà e rappresentazione, attivando un coinvolgimento diretto del pubblico. Nel corso di tre settimane, ogni artista ha presentato un nucleo di opere visibili da mercoledì a domenica, con un momento partecipato il sabato tra talk, workshop e azioni performative. L’obiettivo è costruire nel tempo un appuntamento ricorrente capace di dare visibilità alle ricerche emergenti del territorio. Performa Cavalese si sta configurando così come un dispositivo aperto, capace di attivare il museo e il territorio, mettendo al centro la performance come esperienza condivisa e processo in divenire.
Ha aperto il progetto Leonardo Panizza (1988), con un intervento che ha messo al centro la vitalità della natura e la sua capacità di sottrarsi alle costrizioni umane. Il museo si è trasformato in un ambiente vegetale, tra piante e vasi usati anche come dispositivi di proiezione. Nei video la natura irrompe nello spazio urbano, mentre lavori come Venezia–Mestre e Paesaggio a Grizzana hanno interrogato lo sguardo e la percezione, tra documentazione e costruzione.
Il percorso si è esteso alla Val di Fiemme con una mappatura di alberi secolari e si è completato con una performance partecipata: una camminata dal museo al Parco della Pieve con un visore ideato dall’artista per riscoprire dettagli normalmente invisibili.
È quindi intervenuto Johannes Bosisio (1994), che ha costruito un dialogo tra pittura, scultura e immaginario digitale. Le opere, tra figurazione e astrazione, hanno messo in scena uno scarto percettivo capace di riflettere le trasformazioni sociali e tecnologiche. Il suo lavoro ha generato un cortocircuito visivo che invita il pubblico a interrogarsi sul proprio tempo. Nell’ambito del progetto, con la presenza della curatrice Eleonora Castagna, l’artista ha condiviso in collegamento da Berlino un momento di confronto sulla propria pratica.
Conclude Performa Cavalese Angelo Demitri Morandini (1975), con una riflessione sul linguaggio come sistema instabile in cera, attraversate da dati e segni, vengono trasformate dal fuoco, mettendo in scena il momento del collasso come spazio di metamorfosi. Il percorso include anche una macchina cinetica che rilegge un oggetto quotidiano, sottraendolo alla funzione per aprirlo a nuovi significati, e un’installazione modulare che può separare o unire lo spazio. Il progetto si completa con un momento di confronto pubblico dedicato al rapporto tra idea e azione.

Angelo Demitri Morandini, sala della musica, installation view Museo Arte Contemporanea Cavalese. Ph. Fitime Sulejmani
Sabino Maria Frassà, 29 aprile 2026


