
Dal 4 settembre all’8 dicembre 2026 Valtopina, piccolo centro umbro in provincia di Perugia, torna a essere uno dei luoghi italiani dedicati alla ricerca sulla fiber art contemporanea. La III Biennale Internazionale di Fiber Art Contemporanea, curata da Barbara Pavan e promossa dalla Scuola Ricamo Valtopina e dal Comune, riunisce infatti oltre settanta artisti attraverso la mostra principale ospitata al Museo del Ricamo e del Tessile e due eventi collaterali che estendono il progetto oltre gli spazi museali.
Il cuore della Biennale è L’Amor che move il sole e l’altre stelle, titolo che riprende l’ultimo verso del Paradisodantesco e conclude un percorso di ricerca avviato nel 2022. Diciannove artisti e artiste internazionali sono chiamati questa volta a confrontarsi con una parola che l’arte contemporanea sembra quasi temere: amore. Troppo usata, troppo carica di significati e troppo facilmente esposta al rischio della retorica.
La mostra evita però di intenderlo semplicemente come sentimento o come tema iconografico. L’amore diventa piuttosto una forza relazionale da osservare nelle sue molte declinazioni: cura, responsabilità, desiderio, appartenenza, vulnerabilità, conflitto, perdita e trasformazione. Una scelta che permette alla Biennale di affrontare il tema senza necessariamente pacificarlo.
A introdurre efficacemente questo universo sono le stelle-comete di Ise Cellier. Nella serie Rudder / Les Gouvernails (I timoni), realizzata tra il 2020 e il 2021, l’artista francese cuce e dipinge tessuti antichi, incorporando bustine da tè e materiali eterogenei. Le forme celesti si popolano di volti, figure e piccoli segni, trasformandosi in oggetti sospesi tra racconto, memoria e desiderio.
Il riferimento dichiarato è alla poesia Étoiles filantes di François Coppée e a quel gesto quasi infantile e universale che associa all’apparizione fugace di una stella la formulazione di un desiderio. Il cielo di Cellier diventa così soprattutto interiore: la stella non rappresenta soltanto qualcosa da osservare, ma una sorta di mappa emotiva attraverso cui orientarsi tra speranza, attesa e perdita.
In copertina: Ise Cellier, dalla serie Rudder / Les Gouvernails (I timoni), 2020–2021, cucitura e pittura su tessuti antichi, bustine di tè e altri materiali eterogenei.
Di tutt’altro registro è Resistance in Continuum (2026) dell’artista iraniana Parimah Avani. Trenta indumenti bianchi per neonati accolgono frammenti di corpi tracciati attraverso salviette industriali per la pulizia, inchiostro e adesivo. A distanza l’installazione conserva qualcosa di apparentemente innocente: il bianco, l’infanzia, l’abito destinato ad accogliere e proteggere un corpo appena nato. Avvicinandosi, quella rassicurazione scompare.
La nursery incontra simbolicamente il campo di battaglia. La cura, spesso relegata a una dimensione domestica e invisibile, viene attraversata dal trauma della guerra; ciò che dovrebbe proteggere la vita diventa anche il luogo dal quale opporsi alla sua distruzione. L’amore perde così qualsiasi carattere astratto per diventare responsabilità: proteggere qualcuno quando proteggerlo diventa difficile.
Parimah Avani, Resistance in Continuum, 2026, salviette per la pulizia industriale, indumenti per neonati, inchiostro, adesivo, 235 × 206 × 3 cm. Photo credit: Arta Shadman.
Con Daniele Davitti il discorso cambia ancora. Coltre dell’asino (2024) è una grande coperta realizzata ricamando e rammendando a mano filo di cotone e spago su cotone e canapa antichi. È pensata idealmente per adornare e proteggere proprio un asino: l’animale che la cultura comune ha trasformato in sinonimo di stupidità e testardaggine viene restituito dall’artista alla propria grazia e dignità, ma anche alla memoria del ruolo che la sua forza ha avuto nel sostenere per secoli diverse civiltà.
Intorno a esso Davitti costruisce una piccola cosmologia tessile. L’asino, una capra, il sole, i pesci, l’albero della vita e un grande uccello richiamano i quattro elementi — terra, fuoco, acqua e aria — e un’idea di armonia con la spiritualità umana. Sulla cornice compaiono inoltre due strofe della canzone giapponese Always with Me, scelta per il suo invito alla gentilezza, all’amicizia e alla comprensione della vita nelle sue molte sfaccettature.
Daniele Davitti, Coltre dell’asino, 2024, filo di cotone e spago ricamato e rammendato a mano su cotone e canapa antichi, 140 × 95 cm. Photo credit: Lorenzo Michelin.


