In memoria di Georg Baselitz. La pittura contro ogni certezza.

By 21 Maggio 2026Cultura

Con la scomparsa di Georg Baselitz (1938–2026), il mondo dell’arte perde uno dei protagonisti assoluti della pittura contemporanea. Nato come Hans-Georg Kern a Deutschbaselitz, nella Germania orientale, l’artista scelse il nome del suo paese natale come pseudonimo e costruì una ricerca capace di influenzare profondamente oltre mezzo secolo di storia dell’arte.

Fin dagli anni Sessanta, tra corpi feriti, figure frammentate e identità instabili, Baselitz affrontò le ferite della storia tedesca e la fragilità della condizione umana con una pittura aspra, antieroica e volutamente scomoda. Opere come Die großen Freunde (1965) o la controversa Die große Nacht im Eimer (1962–63) rivelano già quella tensione esistenziale che attraverserà tutta la sua produzione. La svolta arrivò nel 1969 con le prime figure capovolte. Il celebre rovesciamento delle immagini non nacque come provocazione, ma come un gesto radicale volto a liberare la pittura dalla narrazione e dalla rappresentazione convenzionale. Baselitz voleva costringerci a guardare prima il quadro — il colore, il gesto, la materia — e solo successivamente il soggetto.

Tra i principali esponenti del Neoespressionismo tedesco, partecipò più volte a Documenta e alla Venice Biennale, ottenendo numerosi riconoscimenti internazionali. Le sue opere sono oggi conservate nelle collezioni dei più importanti musei del mondo, dal Museum of Modern Art al Centre Pompidou, dalla Tate alla Nationalgalerie.

Negli ultimi decenni le sue figure capovolte si sono fatte più leggere e quasi evanescenti, sospese tra memoria e dissolvenza. Eppure la tensione originaria non è mai venuta meno. Anche quando tutto sembrava sul punto di scomparire, il gesto pittorico continuava ostinatamente a resistere.

Baselitz lascia un’eredità fondamentale: aver dimostrato che la pittura può ancora essere un luogo di conflitto, dubbio e libertà. In un’epoca spesso attratta dalla velocità delle immagini, la sua opera continua a ricordarci che guardare significa anche accettare l’instabilità e l’ambiguità del reale.

Sabino Maria Frassà, 20 maggio 2026