
L’estate non ha sempre abitato gli stessi luoghi. C’è stato un tempo in cui non significava spiagge affollate, ombrelloni e vacanze. Per secoli era la stagione del lavoro, dei raccolti e dei lunghi viaggi affrontati solo per necessità. Solo tra la fine dell’Ottocento e il Novecento, con l’avvento della ferrovia, del turismo e della villeggiatura borghese, nasce l’idea moderna dell’estate come tempo del riposo. E, come spesso accade, l’arte registra questa trasformazione prima ancora che la società ne prenda pienamente coscienza.
Il primo luogo in cui l’estate sceglie di abitare è la città. Nel settembre del 1888 Vincent van Gogh dipinge Terrazza del caffè la sera ad Arles (in copertina). I tavolini all’aperto, la luce dorata del locale, il cielo ancora tiepido e le persone che si attardano in piazza raccontano una nuova ritualità: quella delle serate estive trascorse nello spazio pubblico. La vacanza non è ancora evasione, ma un diverso modo di vivere la città.
Pochi anni dopo Van Gogh, l’estate guarda definitivamente verso il Mediterraneo. Henri Matisse trova a Collioure un nuovo modo di rappresentare la città sul mare: non è tanto la spiaggia a diventare protagonista, quanto il rapporto tra gli interni, l’architettura urbana e la luce.
Il paesaggio è spesso osservato dall’interno di una casa di villeggiatura. La finestra diventa la soglia tra lo spazio domestico e il mare: porti, tetti, barche e balconi entrano nella stanza attraverso il colore. In opere come La finestra aperta, Collioure (1905), Finestra francese a Collioure (1914) e nelle vedute realizzate a Nizza tra il 1919 e il 1922, la finestra non è più soltanto un elemento architettonico, ma un dispositivo dello sguardo, capace di dissolvere i confini tra interno ed esterno, quotidianità e libertà.
Con Matisse, Raoul Dufy, Paul Signac e Albert Marquet, Collioure, Nizza, Saint-Tropez e Marsiglia entrano così nel nuovo immaginario della villeggiatura. Porti, lungomari, terrazze, alberghi e caffè, immersi in una luce intensa, trasformano il paesaggio urbano in una promessa di evasione e libertà.
Prima ancora che il Mediterraneo diventasse l’emblema della villeggiatura moderna, fu la montagna a conquistare l’élite europea. Nell’Ottocento l’Engadina e St. Moritz erano ricercate per l’aria salubre, il silenzio e la contemplazione.
Giovanni Segantini fece di quella che per molti era una meta di soggiorno una scelta di vita. Nel 1894 si trasferì in Engadina e trasformò la luce cristallina dell’alta quota nel cuore della sua pittura. Attraverso la tecnica divisionista, accostava sulla tela tratti di colore puro, affidando all’occhio il compito di ricomporli e intensificando così la luminosità del paesaggio. In opere a olio su tela come Mezzogiorno sulle Alpi (1891) e il monumentale Trittico delle Alpi — La Vita, La Natura e La Morte (1896–1899) — la montagna non è più soltanto paesaggio, ma luogo di rigenerazione, armonia e tempo sospeso.
Solo nella seconda metà del Novecento l’estate si identifica definitivamente con la spiaggia. Le grandi fotografie di Massimo Vitali mostrano l’altra faccia della villeggiatura: non più il privilegio di pochi, ma un fenomeno collettivo. Migliaia di persone condividono lo stesso tratto di costa, trasformando il litorale in uno dei grandi paesaggi sociali del nostro tempo.

L’arte racconta così un cambiamento profondo. La città, il porto, la montagna e infine la spiaggia non sono soltanto luoghi geografici, ma tappe di un’evoluzione culturale. Seguendo questi capolavori si scopre che l’estate non ha mai avuto una casa sola: ha cambiato indirizzo insieme ai desideri, alle abitudini e ai modi di viaggiare degli uomini.
Sabino Maria Frassà, 27 luglio 2026
Opere
- Vincent van Gogh, Terrazza del caffè la sera (Place du Forum, Arles), 1888 – La città.
- Henri Matisse, Open Window, Collioure, 1905 – La città sul mare.
- Giovanni Segantini, Mezzogiorno sulle Alpi, 1891 – La montagna.
- Massimo Vitali, Rosignano, dalla serie Beach, 1995 – La spiaggia contemporanea.
- Raoul Dufy, La Promenade des Anglais, ca. 1925–1930 – Il lungomare della villeggiatura.




