LUDI: due maestri, un solo gioco. Il dialogo tra Fulvio Morella e Franco Mazzucchelli.

By CRAMUM, Cultura

Fino al 16 ottobre 2025 Palazzo Lombardia ospita “LUDI – L’ARTE È UN ABBRACCIO”, il nuovo progetto espositivo di Fulvio Morella e Franco Mazzucchelli a cura di Sabino Maria Frassà, di cui vi riproponiamo il testo critico integrale.
Promossa da Cramum e Regione Lombardia nell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, la mostra si sviluppa nello Spazio N3 di Palazzo Lombardia, nel cuore di Milano.
Sotto l’Alto Patrocinio del Parlamento Europeo, l’esposizione propone un dialogo inedito tra due protagonisti dell’arte contemporanea italiana, trasformando il gioco in esperienza estetica e inclusiva.

PALAZZO LOMBARDIA – SPAZIO N3, MILANO – Piazza Città di Lombardia, 1, 20124 Milano MI

Mostra: 18 settembre – 16 ottobre 2025
Orari: lunedì – venerdì, 10:00 – 19:00 Ingresso gratuito

LUDI: due maestri, un solo gioco.

Sabino Maria Frassà – testo critico Mostra LUDI – l’arte è un abbraccio” di Fulvio Morella e Franco Mazzucchelli

A quarant’anni dalla storica collaborazione tra Andy Warhol e Jean-Michel Basquiat, due protagonisti della scena artistica contemporanea italiana, Franco Mazzucchelli e Fulvio Morella danno vita, a Palazzo Lombardia di Milano, a LUDI – L’ARTE È UN ABBRACCIO, un progetto artistico inedito, nato da una profonda amicizia personale e da una comune visione dell’arte come strumento di relazione, conoscenza e condivisione. LUDI si inserisce all’interno del ciclo “I limiti non esistono”, dedicato a celebrare, attraverso l’arte, i temi dell’inclusione, della resilienza e del superamento delle barriere, in vista e in occasione delle Olimpiadi e Paralimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026.

LUDI non è una semplice mostra di due artisti, ma un progetto organico e unitario, sviluppato intorno al concetto di ludus: la parola latina che indica tanto il gioco quanto la scuola. Riprendendo l’antica idea – già cara a Platone e ai Romani – che il gioco possa essere non solo svago ma anche formazione, Mazzucchelli e Morella propongono un’arte che con gioia coinvolge, educa e crea coesione. Come affermava Platone ne Le Leggi: “Non bisogna mai educare i giovani senza il gioco. Se si impara giocando, la lezione si imprime più a fondo” (Le Leggi, VII, 803c). E come ribadiva Maria Montessori: “Il gioco è il lavoro del bambino” (La scoperta del bambino, 1907).

Ma la forza di LUDI e della ricerca da cui è scaturita è l’essere intragenerazionale, rivolgendosi anche a chi bambino, anagraficamente, non lo è più. Attraverso l’arte, Mazzucchelli e Morella vogliono risvegliare quella dimensione ludica spesso repressa nella vita adulta, riconoscendo il gioco come motore di creatività, libertà e connessione. In questa intenzione risuona l’eco di Johan Huizinga, pedagogo, filosofo e storico della cultura olandese, che nel 1938, alla vigilia della Seconda guerra mondiale, denunciava come la perdita del gioco libero rischiasse di portare al degrado della cultura e all’impoverimento della vita umana. Scriveva infatti: “Il gioco è più antico della cultura, poiché la cultura, pur presupponendo sempre la società umana, non presuppone il gioco, mentre il gioco è presente ovunque vi sia vita. Anche l’arte è nata nel gioco ed è ancora un gioco” (Homo Ludens, 1938, cap. I).

LUDI nasce dunque da questa visione condivisa: l’arte come esperienza formativa, rigenerante e partecipativa, capace di creare connessioni profonde e di liberare energie creative spesso sopite.

Il progetto trova numerose assonanze con la celebre collaborazione tra Warhol e Basquiat, in particolare con l’opera Olympic Rings (1985), realizzata per celebrare le Olimpiadi di Los Angeles 1984: un evento carico di valori universali come inclusione, fratellanza tra i popoli, eccellenza e rispetto. Come allora Warhol e Basquiat partivano da un simbolo condiviso per intrecciare i loro linguaggi, così Mazzucchelli e Morella scelgono l’ovale come punto di partenza comune. Tuttavia, se Warhol e Basquiat lavoravano su un logo – decostruendolo e sovvertendolo – Mazzucchelli e Morella vanno oltre: non reinterpretano un segno grafico, ma danno forma ai valori autentici delle Olimpiadi e dei Ludi, celebrando inclusione, gioia, collaborazione e superamento dei limiti.

L’arte “congiunta” di Mazzucchelli e Morella non si limita a rappresentare: invita il pubblico a entrare nel ludus stesso, a diventare parte attiva del gioco artistico. Attraverso sculture gonfiabili o lignee, superfici tattili e forme aperte all’interazione, i due artisti costruiscono uno spazio partecipativo, in cui lo spettatore non è osservatore passivo, ma protagonista del gioco creativo.

Le opere di LUDI non sono semplicemente in dialogo tra loro: sono concepite insieme, nate da un reale processo di collaborazione creativa, durato due anni. Mazzucchelli, maestro dei gonfiabili in PVC, e Morella, noto per l’uso del legno tornito e del Braille, mettono a disposizione del progetto le rispettive eccellenze tecniche, senza competere, ma riconoscendo e valorizzando reciprocamente il talento dell’altro. L’amicizia nella cultura e nell’arte, spesso sottotraccia, emerge qui come una forza potente che permea l’intero progetto, rendendo ogni opera un gesto di fiducia e sostegno reciproco.

Mazzucchelli, pioniere dell’arte ambientale e sociale fin dagli anni Sessanta, utilizza il PVC gonfiabile per creare strutture leggere e mobili, capaci di trasformare lo spazio e stimolare la partecipazione fisica del pubblico. Le sue installazioni, eredi degli storici Abbandoni, sono pensate per riattivare lo stupore e il coinvolgimento diretto. Morella, maestro nella lavorazione del legno, porta nella mostra la sua straordinaria perizia nella tornitura manuale e nell’uso del Braille, trasformando la materia in superficie accessibile e multisensoriale. La sua ricerca oltrepassa i confini tra arte e design, ponendo al centro il tatto, l’esplorazione e l’inclusione sensoriale.

Per entrambi, l’interazione con il pubblico non è un accessorio, ma un principio fondativo: l’opera esiste pienamente solo quando viene vissuta, toccata, abitata, condivisa. È da questa interazione che un oggetto fisico trova la forza per diventare opera. La partecipazione attiva dello spettatore, il coinvolgimento fisico ed emotivo, la stimolazione simultanea di più sensi – vista, tatto, movimento – sono quindi elementi centrali e consapevoli del loro percorso artistico.

Insieme, Mazzucchelli e Morella modellano forme primarie e superfici vive, costruendo opere che non si contemplano soltanto, ma si esplorano: da toccare, attraversare, interpretare con corpo, occhi, mani e cuore. LUDI – L’ARTE È UN ABBRACCIO è così un progetto raro e innovativo, in cui l’amicizia personale si fa gesto creativo, e l’arte diventa il luogo in cui eccellenza individuale e apertura all’altro convivono e si esaltano reciprocamente, senza mai sovrapporsi, senza mai sopraffare.

Un inno alla collaborazione, alla gioia, alla bellezza dell’incontro.

ArtAgenda – Franco Mazzucchelli e Fulvio Morella con Ludi a Palazzo Lombardia

By CRAMUM, Cultura, Eventi

A quarant’anni dalla storica collaborazione tra Warhol e Basquiat, due maestri dell’arte contemporanea italiana – Franco Mazzucchelli e Fulvio Morella – si incontrano in un dialogo inedito a cura di Sabino Maria Frassà, che celebra il gioco come esperienza estetica, culturale e sociale.

Il risultato è LUDI – L’ARTE È UN ABBRACCIO, la mostra a Palazzo Lombardia per i Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano Cortina 2026.

Tutto nasce dall’inedito disegno Ludi di Fulvio Morella, reinterpretato da ciascun artista secondo il proprio linguaggio e i propri materiali – Morella con il legno e il braille, Mazzucchelli con i suoi celebri gonfiabili – in un costante dialogo concettuale e formale che indaga il ruolo del gioco e del fare squadra, trasformandolo in gesto artistico inclusivo e partecipativo.

Fulvio Morella ha voluto condividere con Franco Mazzucchelli questa mostra, seconda tappa della sua rassegna LIMITI NON ESISTONO, il progetto artistico e culturale che, attraverso l’arte multisensoriale, tocca i luoghi simbolo delle prossime Paralimpiadi Invernali – Milano, Cortina e Val di Fiemme – per promuovere inclusione, accessibilità e partecipazione. LUDI trasforma così la loro storica amicizia in espressione creativa: l’arte diventa il luogo in cui eccellenza individuale e apertura all’altro non solo convivono, ma si valorizzano reciprocamente, senza mai sovrapporsi né prevalere. Un autentico inno alla coesione, alla gioia e alla bellezza dell’incontro.

La mostra è promossa da Cramum e Regione Lombardia, con il patrocinio del Comitato Italiano Paralimpico (CIP) e dell’INJA Louis Braille di Parigi, e si inserisce nell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026.

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LUDI – L’ARTE È UN ABBRACCIO
FULVIO MORELLA & FRANCO MAZZUCCHELLI

A cura di Sabino Maria Frassà

PALAZZO LOMBARDIA – SPAZIO N3, MILANO – Piazza Città di Lombardia, 1, 20124 Milano MI

Promosso da Cramum e Regione Lombardia nell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026.

Inaugurazione sotto l’alto patrocinio del Parlamento Europeo

Inaugurazione libera: mercoledì 17 settembre 2025, ore 18:30
Mostra: 18 settembre – 16 ottobre 2025
Orari: lunedì – venerdì, 10:00 – 19:00
Ingresso gratuito

Fulvio Morella (sinistra) e Franco Mazzucchelli – lavorazione LUDI

ArtAgenda, Performance Blind Trust di Fulvio Morella & Friends a Cavalese

By CRAMUM, Eventi

Sabato 19 luglio dalle ore ore 16:00 è possibile prendere parte alla Performance corale Blind Trust dell’artista Fulvio Morella che coinvolge le opere di altri tre artisti (Sergio Camin, Franco Mazzucchelli e Marco Nones) presso il Giardino della Magnifica Comunità di Cavalese (Val di Fiemme, Trentino).

Blind Trust è una performance corale, immersiva e multisensoriale di Fulvio Morella, a cura di Elsa Barbieri e Sabino Maria Frassà, promossa dal Museo d’Arte Contemporanea di Cavalese e Cramum, con il sostegno del Comune di Cavalese: 100 persone saranno bendate con una fascia su cui è ricamata la parola Trust in braille stellato, e guidate alla scoperta di quattro opere attraverso l’uso di sensi alternativi alla vista. Oltre a un’opera in legno realizzata dallo stesso Morella, saranno presentate opere di tre artisti da lui selezionati per la loro capacità di coinvolgere attivamente il pubblico: Sergio Camin, Franco Mazzucchelli e Marco Nones.

Blind Trust Morella performance Cavalese

L’iniziativa fa parte del progetto artistico e culturale “I limiti non esistono“, promosso da Cramum in collaborazione con il Museo d’Arte Contemporanea di Cavalese, Regione Lombardia e Lagazuoi Expo Dolomiti, con il patrocinio del Comitato Italiano Paralimpico e di INJA Louis Braille. Il progetto mira a costruire un dialogo profondo tra arte, inclusione e attività sportiva, con mostre ed eventi culturali che coinvolgono i luoghi simbolo delle Paralimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026 — Milano, Val di Fiemme e Cortina. L’iniziativa si inserisce nell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, il programma multidisciplinare, diffuso e partecipato che attraverserà l’Italia promuovendo i valori olimpici attraverso cultura, patrimonio e sport.

È possibile partecipare con prenotazione obbligatoria scrivendo una mail museo@comunecavalese.it indicando il numero di partecipanti e i nominativi. 

Per altre informazioni infocramum@gmail.com

 

Una performance di Fulvio Morella – immagine d’archivio. ©Francesca Piovesan, Courtesy Cramum, Gaggenau e l’artista.

 

Lorenzo Guzzini vince l’XI Premio Cramum – “Il tempo della Terra”

By CRAMUM, Cultura

La campana-campanile di Lorenzo Guzzini si aggiudica l’XI Premio Cramum “Il tempo della Terra”. Menzioni speciali a Livia Paola Di Chiara e Marco Paghera.

L’opera Tempo lineare e tempo ciclico di Lorenzo Guzzini vince il Premio Cramum 2025. Il campanile contemporaneo alto 5 metri sarà installato nel parco della Cantina Terre Margaritelli in Umbria. Il progetto riflette sul tempo come ciclo naturale e spirituale.

“L’opera di Guzzini – una campana che si fa campanile – si inserisce con sobria autorevolezza nel paesaggio, diventando riferimento visivo e sonoro. Il rintocco quotidiano a mezzogiorno evoca una geografia dell’esistenza, richiamando l’equilibrio tra lavoro e contemplazione, tra materia e spirito”. La Giuria dell’XI Premio Cramum

“In quest’opera, il tempo non è rappresentato in modo astratto, ma restituito come esperienza concreta e quotidiana… Come scriveva John Donne: «Non chiedere mai per chi suona la campana: essa suona per te.» Il rintocco non è perciò un suono nostalgico, ma un invito a fermarsi, riflettere, ricordare chi siamo. Evoca il ritmo dell’ora et labora, e ci riconnette a un tempo più umano e naturale». Sabino Maria Frassà, Direttore dell’XI Premio Cramum

Cubo simbolo del Premio Cramum

 

Comunicato Ufficiale Cramum & Listone Giordano

Milano, 26 giugno 2025 – L’Arena Listone Giordano di Milano ha fatto da cornice alla cerimonia di premiazione dell’XI edizione del Premio Cramum, intitolata Il Tempo della Terra e realizzata in collaborazione con Listone Giordano e Terre Margaritelli. A vincere è stato Lorenzo Guzzini, architetto e artista nato a Recanati nel 1983, con il progetto Tempo lineare e tempo ciclico, selezionata tra dieci finalisti provenienti da diversi ambiti della creatività contemporanea (architetti, artisti, designer, scenografi). Guzzini è stato scelto per aver interpretato con coerenza e forza poetica Il Tempo della Terra attraverso una campana–campanile contemporaneo alto cinque metri, concepito come scultura site-specific, che sarà installata in modo permanente nel parco della Cantina Terre Margaritelli, in Umbria.

Guzzini ha ricevuto anche l’iconico cubo “cramum”, simbolo del premio sin dalla sua istituzione nel 2012: disegnato dall’architetto Antonio Frassà, è stato realizzato per questa edizione dall’artigiano Mario Rossi in pregiata essenza di Ciliegio Europeo.

XI Premio CRAMUM Listone Giordano – Vincitore con Frasssà e Margaritelli

 

Finalisti 

I finalisti, preselezionati dal Direttore del Premio Sabino Maria Frassà e dal Presidente della Giuria Andrea Margaritelli, erano:

Luca Antonio Bonifacio, BohoB (Marialaura Calogero, Matteo Pennisi, Graziano Testa), Margherita Burcini, Livia Paola Di Chiara, Lorenzo Guzzini, Marco Nones, Marco Paghera, Andrea Papi, Giulio Rosi, Alfredo Vanotti (in collaborazione con Fabio Sciuchetti).

 

Menzioni speciali 

La giuria, considerato l’alto livello dei finalisti e l’elevato numero di candidature pervenute, ha deciso di conferire due menzioni speciali per la forte potenza espressiva delle opere a: Livia Paola Di Chiara e Marco Paghera.

 

Motivazione della giuria 

“L’opera Tempo lineare e tempo ciclico di Lorenzo Guzzini interpreta con sensibilità e potenza visiva il tema dell’edizione, affrontando il tempo come doppia dimensione: lineare per l’essere umano, ciclica per la natura. L’opera – una campana che si fa campanile – si inserisce con sobria autorevolezza nel paesaggio, diventando riferimento visivo e sonoro. Il rintocco quotidiano a mezzogiorno evoca una geografia dell’esistenza, richiamando l’equilibrio tra lavoro e contemplazione, tra materia e spirito. Pensata per maturare con il luogo, l’opera rappresenta pienamente la maturità artistica: sintesi di esperienza, consapevolezza e capacità generativa. Un’arte resistente all’effimero, radicata nel tempo, nella terra e nella comunità.”

Firmato dai membri della Giuria: Sabino Maria Frassà (Direttore dell’XI Premio Cramum), Andrea Margaritelli (Presidente della Giuria), Tiziana D’Acchille, Franco Mazzucchelli, Fulvio Morella, Marco Tortoioli Ricci, Carla Tolomeo, Luca Zevi.

 

L’opera premiata raccontata dal Direttore del Premio, Sabino Maria Frassà 

“Con Tempo lineare e tempo ciclico, Lorenzo Guzzini continua la sua ricerca sul rapporto tra forma essenziale, materia e percezione, dove architettura e arte si fondono in un unico linguaggio. In quest’opera, il tempo non è rappresentato in modo astratto, ma restituito come esperienza concreta e quotidiana. Se per l’essere umano il tempo è percepito come lineare, la terra – come mostra Guzzini – lo vive secondo un ritmo ciclico, segnato dal ritorno delle stagioni e dei gesti che nutrono e rigenerano. L’opera, sintesi di campana e campanile, si staglia nel paesaggio umbro come una presenza silenziosa ma costante: verticale, essenziale, ascoltante. Il suo rintocco quotidiano a mezzogiorno diventa rito, orientamento, memoria condivisa. Come scriveva John Donne: «Non chiedere mai per chi suona la campana: essa suona per te.» Non è un suono nostalgico, ma un invito a fermarsi, riflettere, ricordare chi siamo. Evoca il ritmo dell’ora et labora, e ci riconnette a un tempo più umano e naturale. In quel rintocco risuona anche l’eco di Giacomo Leopardi: «La campana suonava a giorno. L’eco tornava come un cuculo nella valle.» La materia stessa dell’opera, viva e segnata dal tempo – passato e futuro – si confronta con la sua forma pura, in tensione tra fatica e spiritualità»

 

Commento del Presidente della Giuria, Andrea Margaritelli 

Siamo orgogliosi dell’ampia partecipazione e della selezione di dieci finalisti, diversi per età ma uniti da una visione del mondo profonda e non convenzionale. Come la terra che ci ispira, anche l’arte – così come l’architettura e il design – deve saper accogliere il cambiamento, non temerlo. L’opera vincitrice di Lorenzo Guzzini incarna questo principio con forza e misura. Solo ciò che cresce lentamente, sedimenta senso e identità, può rivelare nel tempo la propria autenticità e il proprio valore più duraturo.”

 

Biografia del vincitore – Lorenzo Guzzini 

Lorenzo Guzzini (Recanati, 1983) è architetto e artista. La sua pratica unisce arte e architettura in una ricerca sulla materia e sulle geometrie elementari, che trovano significato negli elementi e nelle idee che le generano. Nessun ambito prescinde dall’altro: tutto si tiene nella costante attenzione alla percezione umana nello spazio e nel tempo. Laureato in Architettura presso l’AAM in Svizzera, ha lavorato in Inghilterra, Irlanda e Portogallo. Dal 2010 dirige il proprio studio-atelier tra Milano e Como, occupandosi di installazioni artistiche, progetti residenziali e concorsi internazionali. Nel 2025 ha ottenuto la cattedra di Architettura degli Interni presso la Scuola Politecnica di Design di Milano, dove tiene il corso Perceiving the Space.

Franco Mazzucchelli, il sarto dell’invisibile

By CRAMUM, Cultura

Il 10 giugno 2025, per un solo giorno, Villa Carafa Belvedere ha aperto eccezionalmente le sue porte al pubblico ospitando “In-Natura”, la mostra site-specific di Franco Mazzucchelli curata da Sabino Maria Frassà. L’intervento dell’artista milanese – maestro internazionale dell’arte gonfiabile – ha instaurato un dialogo sorprendente tra le sue installazioni, le architetture barocche affrescate da Luca Giordano e il design contemporaneo del forno Expressive di Gaggenau. L’evento ha rappresentato la terza tappa del progetto FORMAE, ciclo itinerante promosso da Gaggenau insieme a CRAMUM e Italy Sotheby’s International Realty, che esplora la trasformazione della materia in forma, pensiero e bellezza attraverso l’arte contemporanea nei luoghi simbolo della storia italiana. Qui di seguito condividiamo il testo critico e le immagini di Matteo Oltrabella.

Franco Mazzucchelli, il sarto dell’invisibile

Testo critico di Sabino Maria Frassà alla mostra di Franco Mazzucchelli “In-Natura” a Villa Carafa di Belvedere di Napoli, 10 giugno 2025

Per molti, Franco Mazzucchelli è conosciuto come l’artista dei gonfiabili. In realtà, dovrebbe essere celebrato come il sarto dell’aria. Mazzucchelli fa vivere, sin dal 1964, il suo lavoro di aria, di quel respiro invisibile e necessario che egli stesso ha descritto nel 2022 con queste parole:
“Non ce ne rendiamo conto, ma il nostro respiro è origine di ogni nostra valutazione… Mi resi conto di come respirare venga prima del bere e del nutrirsi. Respirare non è una scelta. È un’azione involontaria fondamentale.”

È proprio attorno a questa intuizione primaria che si costruisce il senso della mostra “In Natura”, parte del ciclo FORMAE by Gaggenau, dove Mazzucchelli interpreta, nelle sale seicentesche affrescate dal maestro della pittura napoletana barocca Luca Giordano, a Villa Carafa di Belvedere di Napoli — dimora sul Vomero dei Borbone e soggiorno estivo della Regina Maria Carolina d’Asburgo — la domanda fondamentale: cos’è naturale? È forse tutto ciò che non è informe? O, al contrario, è naturale proprio ciò che sfugge a ogni forma rigida e precodificata?

Nel percorso espositivo, che si snoda attraverso una selezione delle sculture gonfiabili, Mazzucchelli rende visibile l’invisibile: l’aria si fa corpo, la trasparenza si fa materia, sfidando le convenzioni percettive e concettuali. La selezione curatoriale di opere trasparenti e di una grande “catena” bianca altera radicalmente la nostra percezione: ci avvolge, ci attraversa, ci costringe a confrontarci con uno spazio che cambia e si muove insieme a noi.

In questo ambiente, ogni forma è provvisoria, ogni visione è perfetta nella sua relatività, e ogni certezza è, per natura, destinata a mutare.

Il gesto artistico di Mazzucchelli, così assoluto e in fondo sempre e comunque profondamente concettuale, pur nella sua innata leggerezza, si connette in modo intenso con il pensiero di Aristotele, per cui la materia è potenza — possibilità di essere — mentre la forma è atto — realizzazione concreta dell’essere. La materia informe esiste sempre come apertura alla trasformazione. Per Aristotele: “ἡ μὲν ὕλη δύναμις, τὸ δὲ εἶδος ἐνέργεια” (“La materia è potenza, la forma è atto”, Metafisica, IX, 8, 1050a) La materia esiste come possibilità, la forma come realizzazione compiuta di quella possibilità.

In-Natura Franco Mazzucchelli IMMAGINI per GAGGENAU ©Matteo Oltrabella, Courtesy l’artista, Gaggenau, Cramum

Nella sala principale, una forma totemica accoglie il nuovo forno Expressive di Gaggenau, le cui linee minimali e baussiane custodiscono un cubosfera trasparente — elemento iconico con cui Mazzucchelli ha più volte riflettuto sulla quadratura del cerchio e sulla ricerca della perfezione. Il cubosfera trova nel nuovo forno di Gaggenau non solo un custode, ma una fucina alchemica, il luogo in cui la materia si trasforma, tende all’evoluzione e al dispiegamento della propria innata potenza e perfezione. Questo volume trasparente, racchiuso in modo caleidoscopico in altri volumi, non è sfera né cubo, È informe?  La risposta, senza opposizione, è no. La materia diventa nuova e ulteriore geometria.

La materia informe non è quindi assenza, ma energia latente, pronta a manifestarsi e, diciamo noi oggi, lo fa grazie all’ingegno umano, tanto nel design quanto nell’arte.

È lo stesso Mazzucchelli che ha specificato, in merito al progetto di questa mostra:
“Cos’è l’arte, se non il tentativo di dare forma ai propri pensieri e condividerli con gli altri? L’arte, per me, è da sempre questo scambio, prima ancora che un oggetto fisico. Il manufatto è solo l’inizio di un viaggio che si apre all’infinito, spingendosi oltre me stesso e oltre il tempo presente.”

Lasciate spesso incustodite nei luoghi pubblici — si pensi ai noti Abbandoni (A to A – art to abandon – e A on A – art on art) — le sue opere invitano il pubblico a toccarle, esplorarle, trasformarle.

Come il respiro che si adatta a ogni corpo, come l’aria che riempie ogni spazio, l’arte di Mazzucchelli non si lascia rinchiudere, ma vive trasformandosi, mutando, respirando con chi la incontra. L’artista ne dà una sua forma, cristallizzando un pensiero in un momento che, nell’istante in cui incontra l’altro, diventa altro nell’accezione migliore del termine. E così, il vuoto — per Aristotele come per Mazzucchelli — non esiste: la natura stessa lo aborre, riempiendo ogni spazio, in primis con l’aria, poi con il pensiero e infine con un “noi” che è la sintesi di ogni cosa.

Mazzucchelli traduce questi concetti millenari in pratica artistica: le sue sculture d’aria non si limitano a occupare uno spazio visivo, ma rivelano il dinamismo invisibile che permea il reale. Superano l’apparenza stabile delle cose, mostrando che l’essere stesso è un continuo divenire, una tensione tra forma e potenza, tra visibile e invisibile.

Con In Natura, l’artista riflette con la sua proverbiale leggerezza sul fatto che è naturale ciò che cambia, si adatta, respira con noi. Con le sue opere, Franco Mazzucchelli ci insegna che l’informe non è mancanza, ma promessa; che ogni forma è provvisoria, ogni verità un movimento continuo; che l’informe stesso ha un valore unico perché è potenza, materia offerta per essere plasmata. In un mondo che ricerca rassicuranti quanto impossibili definizioni e dogmi, Mazzucchelli ricorda che la natura — come l’arte più autentica — esiste solo nell’atto incessante di trasformarsi, evolversi e migliorarsi attraverso sempre nuove … formae.

Cubosfera di Franco Mazzucchelli dentro Forno Expressive by Gaggenau 2025 ©Matteo Oltrabella, Courtesy l’artista, Gaggenau, Cramum LD.jpg

BIOGRAFIA – FRANCO MAZZUCCHELLI

Nato a Milano il 24 gennaio 1939, Franco Mazzucchelli si diploma in pittura nel 1963 e in scultura nel 1966 presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. La sua carriera è segnata da importanti partecipazioni, tra cui la Biennale di Venezia nel 1976 e nel 2024, e l’11ª Quadriennale di Roma nel 1986. Nel 2022 gli viene conferito il Premio alla Carriera Alfredo d’Andrade.

A partire dagli anni Sessanta, Mazzucchelli intraprende una sperimentazione pionieristica sui materiali plastici, che lo porta alla creazione di imponenti strutture gonfiabili. Queste opere, installate in spazi aperti e concepite per essere abbandonate, mirano a instaurare un dialogo inedito tra arte, paesaggio urbano e contesto naturale. Attraverso tali interventi, l’artista esplora il ruolo sociale dell’arte, promuovendo la partecipazione attiva del pubblico. La fusione tra opera e ambiente viene documentata con cura attraverso fotografie e filmati, enfatizzando la contaminazione tra scultura e spazio circostante.

Nella seconda metà degli anni Settanta, le sue sculture gonfiabili in PVC evolvono in strutture aeree in polietilene, pensate per coinvolgere i visitatori invitandoli a entrare all’interno delle installazioni, rendendoli parte integrante dell’opera.

Negli anni Novanta, la sua ricerca si amplia, abbracciando nuove dimensioni estetiche e sociali con i cicli REC e A.ON.A.. Verso la fine del decennio, questo percorso culmina con il progetto Bieca Decorazione (BD), dove l’arte si muove sul sottile confine tra estetica e provocazione.

Oggi Mazzucchelli continua a sperimentare, mosso dalla volontà di esplorare nuove percezioni della realtà attraverso i suoi materiali distintivi: plastica e aria.

Tra le sue mostre personali più recenti spiccano quelle frutto del sodalizio artistico con Cramum e il curatore Sabino Maria Frassà, tra cui Non abbandonarmi! allo Studio Museo Francesco Messina (Milano, 2015); Non ti abbandonerò mai al Museo del Novecento (Milano, 2018); BI-FACE al Gaggenau di Milano (2019).

Significative anche le installazioni: Salvami Andata-Ritorno per la Design Week 2018 e Quadreria 2050 presso il Museo Macro di Roma.

ArtAgenda, In-Natura di Franco Mazzucchelli a Napoli

By CRAMUM, Eventi

A Palazzo Belvedere il Barocco incontra l’arte gonfiabile di Franco Mazzucchelli

Napoli – 10 giugno 2025. Per un solo giorno, la storica Villa Carafa Belvedere, conosciuta anche come Palazzo Belvedere, nel cuore del Vomero, apre eccezionalmente al pubblico per accogliere In-Natura, una mostra unica nel suo genere firmata Franco Mazzucchelli e curata da Sabino Maria Frassà.

Le sale affrescate dal grande Luca Giordano, maestro del Barocco napoletano, ospitano un’installazione site-specific che mette in dialogo la leggerezza e l’impermanenza dell’arte gonfiabile di Mazzucchelli con la solennità dell’architettura seicentesca e l’essenzialità del design contemporaneo del nuovo Forno Expressive di Gaggenau.

“Franco Mazzucchelli è noto come il maestro dei gonfiabili, ma In-Natura ne rivela l’essenza più autentica: ovvero l’essere, da sempre, il sarto dell’invisibile.”
– Sabino Maria Frassà

La mostra rappresenta la terza tappa del ciclo FORMAE, progetto itinerante promosso da Gaggenau in collaborazione con CRAMUM e Italy Sotheby’s International Realty, volto a valorizzare l’eccellenza artistica e progettuale all’interno dei più suggestivi palazzi storici italiani. Dopo Milano e Firenze, la tappa napoletana segna un nuovo capitolo di questo percorso tra forma, pensiero e bellezza.

Mazzucchelli, da oltre cinquant’anni protagonista della scena artistica internazionale, torna a interrogare lo spettatore con le sue sculture gonfiabili, forme leggere e mobili che invadono lo spazio, generando tensione tra visibile e invisibile, tra natura e artificio.

“Cos’è l’arte, se non il tentativo di dare forma ai propri pensieri e condividerli con gli altri? L’arte, per me, è da sempre questo scambio, prima ancora che un oggetto fisico. Il manufatto è solo l’inizio di un viaggio che si apre all’infinito, spingendosi oltre me stesso e oltre il tempo presente.”
– Franco Mazzucchelli

La sua installazione, profondamente poetica, pone una domanda centrale: che cosa è naturale? È forse solo ciò che ha forma stabile e riconoscibile, o anche ciò che muta, respira e si adatta?

“Mazzucchelli ci costringe a ripensare radicalmente il concetto di forma. La sua arte è movimento puro: dà corpo all’aria, evitando ogni forma di decorazione o retorica del peso. Così come nei dipinti di Luca Giordano il mito di Niobe diventa metafora di equilibrio e consapevolezza, anche Mazzucchelli ci ricorda che la vita – come l’arte – non è che un continuo respiro: fragile, impermanente, vitale.”
– Sabino Maria Frassà

Un’occasione irripetibile per vivere l’incontro tra arte contemporanea, patrimonio storico e innovazione del design, nel segno della leggerezza che respira.

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Dettagli

IN-NATURA

Franco Mazzucchelli a cura di Sabino Maria Frassà

10 giugno 2025

Napoli, Palazzo Belvedere

Via Aniello Falcone, n. 122

Apertura straordinaria al pubblico: martedì 10 giugno 2025 dalle ore 11.00 alle ore 18.00 (ultimo ingresso 17:30) previa registrazione a questo https://gaggenau-formae.com/napoli/

Valvola di Franco Mazzucchelli dentro Forno Expressive by Gaggenau ©Matteo Oltrabella, Courtesy l’artista, Gaggenau, Cramum LD.jpg

Annunciati i nomi dei 10 finalisti dell’11° Premio Cramum “Il tempo della Terra”

By CRAMUM

Cramum e Listone Giordano annunciano i finalisti dell’undicesima edizione del Premio Cramum, intitolata “Il Tempo della Terra”, che culminerà il 26 giugno all’Arena Listone Giordano di Milano (ore 18:30 in Via Santa Cecilia, 6). In palio fino a 10.000 euro per la realizzazione di un’opera permanente nel parco della Cantina Terre Margaritelli in Umbria.

I finalisti, selezionati dal Direttore del Premio – Sabino Maria Frassà – insieme al Presidente della Giuria – Andrea Margaritelli, sono: 

  • Luca Antonio Bonifacio (1968) – Architetto e artista

  • BohoB (Marialaura Calogero 1991, Matteo Pennisi, Graziano Testa) – Architetti

  • Margherita Burcini (1984) – Scenografa e designer

  • Livia Paola Di Chiara (1981) – Artista

  • Lorenzo Guzzini (1983) – Architetto e artista

  • Marco Nones (1966) – Artista

  • Marco Paghera (1980) – Artista

  • Andrea Papi (1985) – Designer

  • Giulio Rosi (1990) – Architetto e designer

  • Alfredo Vanotti (1978) – Architetto, in collaborazione con Fabio Sciuchetti

Un’edizione che valorizza l’esperienza e rompe le convenzioni

L’edizione 2025 segna una svolta significativa per il Premio CRAMUM: per la prima volta, il concorso si apre a creativi di ogni età, superando le barriere generazionali e ponendo al centro la maturità come valore artistico e culturale. I finalisti di quest’anno hanno età comprese tra i 34 e i 59 anni e provengono da background diversi: artisti, scultori, scenografi, architetti e designer.

Il tema scelto, “Il Tempo della Terra”, invita a riflettere sull’esperienza, sulla crescita e sul potere dell’arte di radicarsi nel tempo, in armonia con i ritmi lenti e profondi della natura.

Un’edizione che rompe gli schemi, valorizzando visioni intense e durature, capaci di lasciare un’impronta autentica e consapevole.

Il senso del Premio secondo il Direttore Sabino Maria Frassà

Sabino Maria Frassà, Presidente di Cramum e Direttore Creativo del Premio, ha così spiegato il senso di questa edizione e cosa ha guidato la selezione dei finalisti:

“Con questa edizione del Premio Cramum, coraggiosa e necessaria, abbiamo cercato di anticipare i tempi e di promuovere un’arte che non sia vittima del proprio tempo, ma che sia in grado di contribuire a plasmarlo. Insieme ad Andrea Margaritelli e a Listone Giordano, siamo andati alla ricerca di nuovi occhi: consapevoli, capaci di vedere oltre l’apparenza, che facessero proprio quanto scriveva Marcel Proust ne La Prigioniera: «L’unico vero viaggio, l’unico bagno di giovinezza consisterebbe non nell’andare verso nuovi paesaggi, ma nell’avere altri occhi, nel vedere l’universo con gli occhi di un altro, di cento altri, nel vedere i cento universi che ciascuno vede, che ciascuno è.»
E quei nuovi occhi non sono legati all’età anagrafica: ci siamo volutamente allontanati dal luogo comune che associa il talento alla giovinezza e la saggezza alla vecchiaia. La maturità che abbiamo cercato è ben altro: è la capacità di sintetizzare la complessità del vivere contemporaneo.
Del resto, il tema stesso di quest’anno, Il Tempo della Terra, è un invito a riscoprire un’arte autentica, capace di resistere all’effimero, di integrarsi con la natura e con i suoi ritmi lenti, lasciando un segno profondo e duraturo.
Un’arte che non ha paura del tempo, ma lo attraversa, lo abita, e proprio per questo si fa universale.”

Il commento del Presidente della Giuria Andrea Margaritelli

“Siamo orgogliosi dell’ampia partecipazione e della selezione di dieci finalisti, diversi per età ma uniti da una visione del mondo profonda e non convenzionale.
Come la terra che ci ispira, anche l’arte – così come l’architettura e il design – deve saper accogliere il cambiamento, non temerlo. Solo ciò che cresce lentamente, sedimenta senso e identità, può rivelare nel tempo la propria autenticità e il proprio valore più duraturo.”
— Andrea Margaritelli, Presidente della Giuria e Brand Manager di Listone Giordano

Premiazione e mostra

Il vincitore sarà selezionato dalla Giuria e proclamato a Milano il 26 giugno, durante un evento pubblico che vedrà anche la presentazione dei progetti finalisti.

Il vincitore riceverà un premio economico di 2.000 euro e un cubo in legno, simbolo del Premio Cramum.

A seguito della verifica di fattibilità, Listone Giordano finanzierà la realizzazione dell’opera vincitrice con un contributo fino a 8.000 euro.

La giuria, oltre al Direttore e al Presidente, è composta da figure di rilievo del panorama artistico e culturale italiano:

Tiziana D’Acchille – Direttrice Accademia di Belle Arti di Perugia

Franco Mazzucchelli – Artista

Fulvio Morella – Artista

Marco Tortoioli Ricci – Presidente AIAP

Carla Tolomeo – Artista

Luca Zevi – Vicepresidente IN/ARCH

Opere Finalisti XI Premio Cramum

ArtAgenda, Natura Lente di Carla Tolomeo a Firenze

By CRAMUM, Eventi

Il 29 maggio nello storico Palazzo Budini Gattai una rosa bianca e oro di Carla Tolomeo, custodita nel nuovo forno Expressive di Gaggenau, è il punto di partenza per una mostra che svela la potenza trasformativa della lentezza e della bellezza nella seconda tappa del progetto FORMAE

Carla Tolomeo Rami Foresta Nera per Gaggenau

UN FIORE NEL FORNO: “NATURA LENTE” DI CARLA TOLOMEO CELEBRA L’ETERNA PRIMAVERA DI FIRENZE

Firenze, 10 maggio 2025 – Un fiore bianco e oro sboccia nel cuore di un forno. Questo gesto poetico e visionario è il centro simbolico di Natura Lente, l’installazione site-specific di Carla Tolomeo, a cura di Sabino Maria Frassà, in mostra il 29 maggio tra le stanze private di Palazzo Budini Gattai, aperte eccezionalmente al pubblico per un solo giorno grazie al brand del design di lusso Gaggenau. L’opera è infatti parte della mostra NATURA LENTE promossa da Gaggenau in collaborazione con CRAMUM e Italy Sotheby’s International Realty, che con il viaggio FORMAEporte nei più affascinanti palazzi italiani la metamorfosi della materia in forma, pensiero e bellezza.

Natura Lente è un invito a riscoprire con la bellezza dell’architettura dell’arte e del design il valore trasformativo della lentezza: un elogio poetico e rinascimentale al tempo “necessario alla creazione” di forma e bellezza. Il titolo della mostra dialoga idealmente con il motto mediceo Festina Lente — affrettati lentamente — suggerendo un equilibrio tra slancio creativo e contemplazione, tra natura e cultura. Un concetto che prende forma nelle grandiose sculture tessili di Carla Tolomeo, artista visionaria insignita del Premio alla Carriera Alfredo d’Andrade nel 2024, la cui sensibilità affonda le radici nella cultura rinascimentale e nell’eredità figurativa di Botticelli.

La mostra presenta il nuovo forno Expressive di Gaggenau che per l’occasione diventa opera d’arte. “Il forno custodisce la rosa di Carla Tolomeo come un seme di bellezza in attesa, un gesto silenzioso di pazienza creativa,” spiega Sabino Maria Frassà. “Il forno, oggetto alchemico, è il luogo in cui il tempo lavora con calma, trasformando ciò che è grezzo in forma piena.”

TRA CLORI E FLORA, IL POTERE TRASFORMATIVO DELLA LENTEZZA

Aspettando la Primavera, installazione cardine del percorso espositivo, incarna la metafora della fioritura come passaggio simbolico dalla potenza alla forma, evocando il mito di Clori che, fecondata dal vento, si trasforma nella dea Flora. “Come la ninfa dei boschi si trasfigura in giardino, così la natura prende nelle mani di Carla Tolomeo ordine, si fa bellezza, abbondanza,” scrive Frassà.

Il vento, “forza invisibile ma essenziale”, attraversa lo spazio e diventa il filo conduttore della mostra. Soffia sulle foglie, sospinge le forme, richiama le vele del motto mediceo Festina Lente. Due simboli — la tartaruga e la vela — che si fondono nel messaggio rinascimentale di equilibrio tra slancio e contemplazione.

“Muoversi lentamente non significa restare fermi, ma procedere con intenzione, profondità e visione.”

Il percorso espositivo si articola in tre ambienti: si parte dalla Sedia di Tartarughe, trono scultoreo della riflessione e della quiete; si giunge alla rosa dorata, simbolo di attesa e metamorfosi; infine si accede alla Foresta Nera, evocazione della terra natale di Gaggenau, in cui i rami dell’Albero della Vita si protendono verso l’esterno come arterie del tempo, suggerendo che il tempo non termina, ma continua a generare fioriture.

“Con Natura Lente, Carla Tolomeo ci invita a una nuova ecologia dello sguardo e del tempo,” continua Frassà. “In un mondo che corre, le sue opere insegnano a rallentare, osservare, trasformare ogni gesto quotidiano in un atto poetico.”

UNA FAVOLA A OCCHI APERTI

“La mia arte è una favola a occhi aperti, un rifugio emotivo e intimo, che condivido con gli altri. Creo bellissimi luoghi per accarezzarsi l’anima,” racconta Carla Tolomeo, che costruisce in Natura Lente una narrazione fatta di silenzio, artigianalità, mito e forma. Il suo linguaggio visivo è colto ma accessibile, radicato nella cultura rinascimentale eppure pienamente contemporaneo.

“Le opere di Carla Tolomeo ci invitano a esplorare in profondità il concetto di casa come rifugio di bellezza e ideale hortus conclusus dove rigenerarci, coltivare le capacità d’introspezione e fare fiore una nuova consapevolezza del nostro legame con l’ambiente che ci circonda,” afferma Mistral Accorsi, Product & Brand Communication Manager Gaggenau.

In questo scenario, anche l’elemento tecnologico si fa linguaggio e non semplice funzione: un gesto scultoreo che partecipa alla narrazione come cuore simbolico e silenzioso del processo creativo.

FIRENZE COME PRIMAVERA INFINITA

Nel cuore della città simbolo del Rinascimento, Natura Lente è un elogio alla lentezza come forma di pensiero, di bellezza e di vita. In un mondo che corre, Carla Tolomeo ci insegna a fermarci, ad ascoltare, a trasformare il tempo in visione.

Tra Botticelli e Aristotele, tra Flora e la tartaruga, Natura Lente è una celebrazione della forma che fiorisce nel tempo, della materia che si fa respiro, dell’arte come atto etico e necessario.

Carla Tolomeo vince il Premio alla Carriera Alfredo d’Andrade 2024

L’angoscia e il potere: i ritratti dei Papi in Bacon, Warhol, Cattelan e Yan Pei-Ming.

By CRAMUM, Cultura

“Habemus Papam” è forse la frase che più ci si aspetta di sentire in questi giorni di Conclave, uno dei più seguiti dai media, quasi al pari delle elezioni americane di Trump. Un evento carico di tensioni e aspettative, tra veri e propri tifi da stadio, fazioni contrapposte, incertezze, paure e speranze. Interessante, allora, è capire come l’arte — specchio dei tempi — abbia intercettato e reinterpretato questo sentire collettivo.

Nonostante alcune incursioni, però, il Papa resta uno dei soggetti meno rappresentati e reinterpretati dall’arte contemporanea, in particolare da quella statunitense, eccezion fatta per il caso emblematico di Andy Warhol. Forse, in fondo, vale ancora il vecchio detto: “gioca con i fanti ma non con i santi.”

Il tema del ritratto papale ha attraversato secoli d’arte come simbolo di autorità e spiritualità. Tuttavia, dopo anni in cui all’arte era stato chiesto di rappresentare il Papa con solennità e reverenza, negli ultimi decenni questa figura è diventata oggetto di una rappresentazione diversa: il Papa è stato assunto come simbolo e reinterpretato, spesso con sguardi critici o dissacranti. Nelle mani di artisti contemporanei come Francis Bacon, Andy Warhol, Maurizio Cattelan e Yan Pei-Ming, il volto del Pontefice assume così significati nuovi e perturbanti, trasformandosi in emblema di angoscia esistenziale, ironia dissacrante e fragile umanità.

In questi ritratti, l’immagine del Papa perde la sua aura intoccabile per rivelare l’essere umano dietro il potere. Angoscia, solitudine, ironia, compassione e fragilità emergono come tratti dominanti, offrendo una riflessione profonda sul ruolo della figura papale nella contemporaneità. L’arte diventa così strumento per indagare la complessa relazione tra autorità e vulnerabilità, tra il visibile e l’invisibile.

Francis Bacon, in particolare, ha realizzato circa 50 variazioni sul tema del ritratto di Papa Innocenzo X di Velázquez, trasformando la figura papale in un’icona di tormento e isolamento. Quando gli fu chiesto perché fosse così attratto da questo soggetto, Bacon rispose: “Non ho nulla contro i papi, ho solo cercato un pretesto per usare quei colori, e non si possono dare abiti ordinari di quel colore porpora senza entrare in una sorta di falso stile fauve”.

Forse l’unica eccezione a questa visione inquieta e ironica del papato è Andy Warhol, che, nel suo celebre incontro con Papa Giovanni Paolo II, lo ritrae con lo sguardo umano, sereno e gioviale. La fotografia scattata nel 1980 in Piazza San Pietro non è solo un documento dell’evento, ma riflette un momento di fede ritrovata o di misticismo tardivo dell’artista, notoriamente cresciuto in un contesto cattolico e autore di importanti cicli religiosi come The Last Supper. Warhol, al contrario di Bacon o Cattelan, sembra suggerire che il Papa non sia solo una figura di potere e di distanza, ma anche una presenza – finalmente – familiare e accessibile, capace di incarnare la compassione e la spiritualità più autentiche.

Sabino Maria Frassà – 7 maggio 2025

Francis Bacon e l’urlo del potere

Francis Bacon (1909–1992), uno dei più grandi interpreti della condizione umana nel Novecento, ha rielaborato ossessivamente il “Ritratto di Innocenzo X” di Velázquez. Opere come Study after Velázquez’s Portrait of Pope Innocent X (1953) e Study for a Portrait (1953) ne sono testimoni inquietanti. Entrambe le opere sono state esposte in numerose mostre internazionali dedicate a Bacon, tra cui la celebre retrospettiva alla Tate Britain di Londra del 2008-2009.

In queste tele, il Papa appare intrappolato in una gabbia trasparente, colto nell’atto di un urlo silenzioso, con il volto stravolto da forze interiori laceranti. Lontano dalla dignità ieratica dell’originale seicentesco, il pontefice di Bacon è simbolo di solitudine e impotenza.

Francis Bacon, Head VI, 1949. Olio su tela, 93,2 × 76,5 cm. Londra, Hayward Gallery, Arts Council collection.

Andy Warhol e l’incontro con Papa Giovanni Paolo II

Andy Warhol non ha mai realizzato un’opera pittorica dedicata al Papa, ma ha prodotto fotografie significative che testimoniano il suo incontro con Papa Giovanni Paolo II. Questo avvenne il 2 aprile 1980, quando Warhol partecipò a un’udienza generale in Piazza San Pietro. Pur aspettandosi un incontro privato, si trovò tra migliaia di fedeli. Tuttavia, riuscì a stringere la mano al Pontefice e a immortalare il momento con la sua fotocamera.

Tra le immagini realizzate in quell’occasione, una delle più emblematiche è una stampa unica in gelatina d’argento, eseguita nel 1980 (25,4 x 20,3 cm), che è stata successivamente messa all’asta da Christie’s, diventando un raro documento visivo dell’incontro. Un altro scatto importante, realizzato dal fotografo Lionello Fabbri, ritrae invece Warhol mentre stringe la mano al Papa: anche questa fotografia, venduta da Stair Galleries, rappresenta una preziosa testimonianza di quell’evento. La religione, del resto, è un tema ricorrente nella sua produzione artistica, fortemente influenzata dalla sua educazione cattolica bizantina. Tra le opere più significative in questo ambito spicca la serie “The Last Supper” (1986), in cui Warhol riflette sul valore iconografico e spirituale delle immagini sacre.

 

Maurizio Cattelan e la dissacrazione iconica

A interpretare il Papa in modo ancora più radicale e dissacrante è stato Maurizio Cattelan (1960), tra i più celebri e discussi artisti contemporanei. Capace di mescolare parodia e riflessione sociale, con La Nona Ora (1999) ha dato vita a una delle rappresentazioni più controverse della figura papale. L’opera raffigura Papa Giovanni Paolo II a terra, colpito da un meteorite, ma ancora avvolto nella sua veste papale e con il pastorale saldamente in mano. Il titolo stesso, La Nona Ora, fa riferimento all’ora della morte di Cristo — un richiamo potente e tragico che eleva l’opera oltre la mera provocazione. La scena sospesa tra dramma e ironia riflette sul peso della responsabilità spirituale e sulla vulnerabilità anche della massima autorità religiosa. Presentata per la prima volta alla Royal Academy di Londra nel 2000 nella mostra Apocalypse: Beauty and Horror in Contemporary Art, l’opera ha fatto discutere in tutto il mondo. Successivamente venduta all’asta da Christie’s nel 2001, è oggi custodita in una collezione privata.

 

Yan Pei-Ming e la pittura della sospensione

Yan Pei-Ming (1960), pittore franco-cinese tra i più noti interpreti contemporanei del ritratto, trasforma i volti in presenze potenti e inquietanti attraverso una pittura gestuale e materica. Le sue pennellate larghe e veloci, spesso stese in bianco e nero o in tonalità ridotte come il rosso e il blu, dissolvono i contorni e avvolgono i soggetti in un’aura di sospensione. Le immagini di partenza, generalmente fotografie, vengono rielaborate per perdere la loro nitidezza documentaria e acquisire una nuova forza evocativa: non più semplice riproduzione, ma interpretazione intensa e personale.

In questa chiave si collocano anche i suoi ritratti dei papi, in cui l’artista affronta il tema del potere e della spiritualità con un linguaggio che scava nella dimensione più umana e vulnerabile di figure solitamente idealizzate. Nel 2005 dipinge Papa Giovanni XXIII, il “Papa buono”, avvolgendolo in tinte rosse e bianche che ne evocano la bontà e la dimensione umana. L’opera, esposta al Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris, restituisce un’immagine empatica e affettuosa del pontefice, lontana dalle iconografie ufficiali. Nel 2014 realizza il ritratto di Papa Francesco, presentato alla Triennale di Milano. Qui l’artista esalta il senso di universalità e compassione che contraddistingue il pontificato di Bergoglio, offrendo un’immagine che unisce autorevolezza e delicatezza.

Infine, Yan Pei-Ming si confronta anche con Papa Benedetto XVI attraverso una litografia in cui la figura del pontefice si fa essenziale e grafica. Questa opera, esposta in varie mostre europee e destinata a rimanere in esposizione per almeno dieci anni presso l’Accademia Carrara di Bergamo, riflette la volontà dell’artista di far emergere la fragilità dietro l’autorità, in linea con la poetica che attraversa tutta la sua ricerca.

Attraverso questi ritratti, Yan Pei-Ming continua a interrogare l’immagine papale, trasformandola da simbolo assoluto di potere a specchio della condizione umana, sospesa tra presenza e assenza, forza e vulnerabilità.

Ritratto di Papa Benedetto XVI dettaglio

Scusate il Disturbo. “Paolo Colonna & Friends” per il Disturbo Borderline di Personalità

By CRAMUM, Cultura

Torna anche quest’anno “Scusate il Disturbo”, l’asta benefica divenuta ormai un’istituzione a Milano, grazie alla visione, alla dedizione e al sostegno di Paolo Colonna, fondatore e promotore del progetto.

Non è solo un evento, ma un momento di raccoglimento collettivo e impegno civile per sostenere Il Volo ETS, comunità terapeutica con sede a Monticello Brianza, che da oltre dieci anni si prende cura di giovani affetti da Disturbo Borderline di Personalità (DBP).

Colonna, da sempre vicino alla realtà del Volo, ha voluto costruire una connessione tra arte e cura: negli anni l’evento si è arricchito di laboratori d’arte, esperienze formative e aste benefiche grazie alla partecipazione generosa di artisti, collezionisti e gallerie italiane.

Catalogo asta con introduzione di Sabino Maria Frassà – https://www.ilvolo.com/wp-content/uploads/2025/04/CatalogoAsta2025-def1-1.pdf

Veronica Gaido – opera donata e in asta

Due fasi per partecipare

🖥️ Dal 24 aprile al 4 maggio 2025, l’asta si svolgerà in forma online, offrendo la possibilità di fare offerte sui 95 lotti in catalogo.

link asta online – https://ilvolo.bidinside.com/it/auc/5/scusate-il-disturbo-2025/1/

🧑‍🤝‍🧑 Mercoledì 7 maggio, alle 18.30, si terrà la battuta d’asta in presenza presso Spazio Cadore 2 a Milano.

Tutto il ricavato sarà destinato al finanziamento di borse lavoro, fondamentali per il reinserimento sociale e professionale dei giovani accolti da Il Volo.


Il Volo ETS: vent’anni di cura e comunità

Dal 2005, Il Volo ETS promuove azioni a sostegno della salute mentale nelle giovani generazioni, con particolare attenzione al Disturbo Borderline di Personalità – uno dei più complessi e invalidanti, spesso accompagnato da instabilità emotiva, relazioni disfunzionali e un senso frammentato di identità.

Grazie a una struttura terapeutico-riabilitativa integrata e un’équipe multidisciplinare, Il Volo costruisce percorsi su misura, sostenuti dalla ricerca scientifica, con l’obiettivo di:

  • promuovere il benessere psicologico e sociale;

  • reinserire i ragazzi nel mondo del lavoro;

  • diffondere consapevolezza e conoscenza nel tessuto sociale.


L’arte che cura

Da qualche anno, il progetto ha avviato un dialogo virtuoso con l’arte contemporanea, grazie alla quale nascono laboratori, esposizioni e aste come questa. Un connubio che cramum, realtà culturale indipendente che sostiene Il Volo fin dalla prima edizione, ha rafforzato anche quest’anno.

Nel 2025, cramum partecipa in duplice veste:

  • attraverso la donazione di opere da parte di due artisti della sua scuderia, Veronica Gaido e Sonia Scaccabarozzi;

  • e con la firma del testo introduttivo al catalogo da parte del suo direttore, Sabino Maria Frassà, curatore d’arte e sostenitore attivo del progetto.


Nessuno può vivere isolato

Testo introduttivo al catalogo 2025 di Sabino Maria Frassà

“Quasi 2.500 anni fa, Platone scriveva: Poiché non siamo autosufficienti, abbiamo bisogno gli uni degli altri.Un pensiero che trova un’eco profonda nel sermone Devotions upon Emergent Occasions (1624) di John Donne. La natura umana è intrinsecamente relazionale. Nessuno può vivere isolato, e la nostra realizzazione passa inevitabilmente attraverso il rapporto con gli altri.”

“Ripensiamo allora a ‘Scusate il disturbo’, espressione di cortesia tanto diffusa quanto spesso pronunciata con timore, quasi a scusarsi per il semplice fatto di esistere. Ma se prendersi cura dell’altro fosse, invece, un atto di forza?”

“In un mondo dove conta più l’immagine della realtà, dove i ritmi frenetici ci impediscono di ascoltare, la fragilità diventa invisibile. Ma pensare agli altri significa, in fondo, pensare a noi stessi. Alzare lo sguardo, riconoscere che dolore e vulnerabilità sono parte della vita di tutti. E costruire insieme un domani più umano, più giusto.”

“Il Disturbo Borderline di Personalità è una delle sfide più complesse della nostra epoca. Chi ne soffre convive con un dolore costante, un senso di disconnessione. E tuttavia, la possibilità di cambiare esiste. Grazie a luoghi come Il Volo. Speriamo che questo evento possa diventare un seme: un nuovo modo di guardare se stessi e gli altri. Perché, in fondo, ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sappiamo nulla.”

— Sabino Maria Frassà
Curatore d’arte, direttore di cramum, sostenitore de Il Volo

Inaspettato Blu opera di Sonia Scaccabarozzi in asta


📅 Date da ricordare:
🔸 24 aprile – 4 maggio: asta online
🔸 7 maggio, ore 18.30: evento in presenza, Spazio Cadore 2 – Milano

📲 Info e catalogo su: www.ilvolo.org
📷 Instagram: @ilvolo_onlus

Coinvolti oltri a noti artisti aziende del calibro di Agape, Andana Resort, Albereta Relais & Chateau, Artemide, Axolight, B&B, ‘Ca Del Bosco, Caimi, Calligaris, Cappellini, Catellani&Smith, Ceccotti, Cento Per Cento Company, Cini&Nils, Febal Casa, Davide Groppi, De Padova, Emu, Ethimo, Flos, Foscarini, Gamma, Gervasoni, Giorgetti, La Bursch, Lario Hotels, Luceplan, Meridiani, Mohd, Nemo, OTK Kart Group, Pagani Automobili, Paolo Sala Bakery, Promemoria, Relais Le Due Matote, Ristorante Daniel Canzian, Saba, Seletti, Talenti, Turri, Viabizzuno, Wonderful Italy.