Appello per l’approvazione definitiva della legge “Zan”

By 10 Febbraio 2021Cultura

Nicla Vassallo (https://niclavassallo.net/), nota epistemologa, specializzatesi al King’s College London (quello di Rosalind Elsie Franklin, per intenderci) associata Isem/Cnr sui Gender Studies, da sempre impegnata a favore dei diritti umani e civili ha lanciato una petizione, indirizzata al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e al Senato della Repubblica, per la richiesta dell’approvazione definitiva della legge Zan ed altri.

 

Nicla Vassallo:

 

Nicla Vassallo: «Sto scrivendo un saggio filosofico sul lesbismo. Siamo tra i paesi più omofobi, agghiacciante: http://www.wequal.it/2020/05/18/classifica-dei-paesi-piu-omofobi-deuropa-litalia-e-35-su-49/ Siamo fuori dell’Europa. La nostra attuale Presidente del Senato: Maria Elisabetta Alberti, coniugata Casellati, in Senato nel 2003: “L’Italia è piena di figli dell’eterologa perché frutto del rapporto di una donna col lattaio di turno”. L’avvocato Casellati è autrice di Indissolubilità e unità dell’istituto naturale del matrimonio canonico, Cedam 1984. Il matrimonio sarebbe un istituto naturale? Non scherziamo. È un contratto, a cui debbono aver accesso anche le persone omosessuali. (cfr. Il matrimonio omosessuale è contro natura: Falso!, Laterza 2015). Che fare se non mobilitare la cultura in ogni senso del termine, in un momento in cui l’Italia necessita di conoscenze e competenze? Il primo firmatario sarebbe stato il mio amico unico Stefano Rodotà, indimenticabile giurista e presidente della rete Lenford, rete di cui faccio parte. Altro primo firmatario e altro mio amico, l’epistemologo Giulio Giorello, che per inciso ha portato in Italia Judith Butler. Ancora, altro primo firmatario, sempre grande amico, Carlo Bernardini. Chi altri, se non i fisici, illuminati e impegnati, sulla natura e le sue leggi? Un’osservazione: nel farsi promotrice/promotore di una petizione seria si corrono rischi, con insulti e aggressioni, ormai desolatamente all’ordine del giorno. E, per di più, le cocenti delusioni non mancano: si fa innanzitutto partecipi dell’iniziativa amiche e amici, nonché delle proprie prese di posizione. C’è chi risponde: no grazie, non firmo petizioni, il che è comprensibile. C’è chi, invece, non solo non firma, ma non mi racconta neanche il perché. E troppo indaffarat*? Oppure è veniale, e giudica che metterci la “faccia” a favore di diritti umani e civili sia superfluo? Costoro commettono un peccato veniale, meglio mortale. Amiche e amici, i miei, altrove…I diritti umani e civili, su cui sta insistendo giustamente Mario Draghi, rappresentano una questione di cultura europeista. Purtroppo, Genova, città in cui abito per ragioni universitarie, si attesta estranea, se non ostile, a partire da quelle imprese che nel loro nome si sfregiano del vocabolo “cultura”, per l’appunto. Fatti non foste a viver come bruti (per inciso, titolo del volume di Nicla Vassallo e del giovane Stefano Leardi in uscita giugno per Mimesi edizioni, n.d.r). Al bando l’ignoranza. Ci troviamo, o no?, nel 2021, l’anno di Dante Alighieri. Tornando a Carlo Bernardini, nel suo “La Chiesa che vorremmo” (L’Unità del 5 febbraio 2008), scriveva: «Ora, parto dall’idea che una massa non marginale di personale ecclesiastico (il clero) di nazionalità italiana goda di finanziamenti che gravano sul pubblico bilancio per svolgere attività per così dire «professionali» in ambito religioso, in sedi sparse su tutto il territorio. Se di cittadini italiani si tratta, vorrei che un bravo giurista rispondesse a queste domande: 1) è concepibile che questi «impiegati» siano tenuti, per svolgere il loro mestiere, al celibato che, secondo il loro codice linguistico, dovrebbe invece essere considerato «contro natura»? Se di libera scelta si tratta, come può accadere che, in caso di rapporti con altro individuo, «perdano il posto»? 2) come mai, se si accetta la funzione educativa spirituale di questo personale, non accade quasi mai (se si eccettuano occasioni celebrative come cerimonie mediaticamente visibili in cui condannare la delinquenza palese) che i sacerdoti si esprimano a favore di doveri civici, come il dovere di pagare le tasse o contro il conflitto di interessi o, più generalmente, per la legalità dei comportamenti sociali? 3) come mai, se praticano comportamenti contro natura imposti da obblighi non previsti in leggi italiane («castità»), si oppongono poi alla legalizzazione delle coppie di fatto etero ed omosessuali? 4) perché, come corrispettivo in prestazioni del finanziamento statale e dell’esenzione fiscale (Ici), hanno soprattutto la licenza di insegnare catechismi a minori anche nelle scuole pubbliche e non sono invece destinati a sole opere di utilità sociale, come quelle di assistenza nelle quali oggi è molto più frequente vedere impegnati volontari laici? 5) Come mai, pur condannando pubblicamente gente comune non rispettosa dei dogmi, non condannano mai notabili politici immorali dai però quali dipendono o possono dipendere le elargizioni a favore della chiesa? Insomma, c’è qualcosa di fortemente squilibrato nell’attenzione che siamo costretti a prestare alle obiezioni della chiesa sulle nostre leggi (la 194, la fecondazione assistita, le staminali, gli anticoncezionali, l’eutanasia, ecc.) mentre alla chiesa tutto è concesso (e Ratzinger non fa che minacciare) fino alla limitazione dei diritti e delle libertà di alcuni individui, pure italiani, che in essa prestano servizio. Non sarebbe il caso di sottoporre a referendum un concordato costituzionalmente accettabile, più democratico e rispettoso dei diritti elementari di tutti, religiosi inclusi? Non sarebbe più utile impiegare preti, frati e suore in servizi sociali che gratificherebbero il loro spirito assai più di quanto non faccia la banale osservanza rituale? So bene che la chiesa non può tollerare che gli esseri umani scelgano liberamente ciò che assicurerebbe loro la serenità e la felicità; e considera simili circostanze come oggetto di dottrina e verifica di obbedienza. Ma chi non crede avrà il diritto di opinare che c’è qualcosa di dogmaticamente mostruoso in queste imposizioni. È difficile pensare che, 2000 anni fa, un Messia così attento alla sofferenza degli umili volesse un apparato di potere piuttosto che l’altruismo e il benessere come «sentimenti diffusi e condivisi»; ma è difficile anche pensare che, in tempi più vicini a noi, Don Sturzo o De Gasperi avrebbero accettato ingerenze così pesanti delle gerarchie ecclesiastiche, come queste che stiamo subendo oggi, e che vengono avallate da politici apparentemente di ben altra tradizione e cultura».

 

Alla petizione, per ora, hanno aderito, tra le altre e gli altri:

 

il filosofo Massimo Cacciari

la giornalista Anna Longo

l’attrice Lella Costa

l’attrice Carla Signoris

la giurista Eva Cantarella

il sociologo Marzio Barbagli

la politica Maria Antonietta Coscioni

lo psicologo Cristiano Castelfranchi

il filosofo Umberto Curi

la filosofa Michela Marzano

il fisico Alberto Diaspro

il filosofo Massimo Donà

il giurista Paolo Comanducci

l’imprenditrice Chicca Olivetti

il filosofo Marco Santambrogio

la filosofa Lia Formigari

l’accademico della Crusca Vittorio Coletti

il fisico e politico Giovanni Bachelet

la filosofa Nadia Urbinati

il biologo CarloAlberto Redi

il filosofo Giacomo Marramao

 

Tra gli stranieri:

Peter Bauman (Usa)

Stephanie Kapusta (Canada)

Facundo Bey (Argentina)

Thomas Mauntner (Australia)

Daniel Vanello (UK)