
In pittura sembra che tutto sia già stato detto. Eppure non è affatto scontato che il futuro debba passare dall’astrazione. A Parigi, negli spazi di Semiose, Mathieu Cherkit e Drew Dodge mostrano come la figurazione possa essere ancora un territorio di invenzione: il primo parte dal reale e lo rende instabile, il secondo costruisce un mondo fantastico e gli dà la consistenza del reale. Tendrement e Earth-Pourers, entrambe aperte dal 29 agosto al 31 ottobre 2026 nei due spazi contigui della galleria in rue Quincampoix, mettono a confronto due generazioni e due modi molto diversi di intendere la pittura.
Cherkit, nato a Parigi nel 1982, parte da ciò che conosce: interni domestici, mobili, piante, giardini, oggetti, autoritratti. Tutto è riconoscibile e, allo stesso tempo, qualcosa non torna. Le prospettive si alterano, i piani si sovrappongono, tempi e spazi sembrano confondersi. Anche gli oggetti lasciati a terra, così frequenti nei suoi interni, hanno un ruolo: libri, vestiti e frammenti della vita quotidiana trasformano il pavimento in una superficie visivamente attiva, quasi inclinata verso chi guarda, accentuando quella sensazione di instabilità che attraversa le immagini. La casa non è uno scenario ordinato, ma uno spazio vissuto. La pittura, densa e materica, rimane visceralmente figurativa, ma guarda anche alla storia dell’arte, all’astrazione e al Cubismo. Il quotidiano acquista così una dimensione quasi metafisica.
Drew Dodge, nato in California nel 2001 e oggi attivo a Brooklyn, compie il percorso contrario. Non parte da ciò che vede, ma costruisce un universo popolato da creature ibride, in parte umane e in parte canine, immerse tra acqua, lava, cieli in movimento e paesaggi quasi cosmici. Nelle sue tele convivono la costruzione dello spazio della pittura religiosa rinascimentale, il misticismo del deserto americano e la libertà visiva del cartoon.
In Earth-Pourers la conchiglia e la sua spirale diventano centrali: per Dodge sono immagini del tempo e della memoria, ma anche dell’infinito e di ciò che può esistere oltre il conosciuto. La stessa forma sembra propagarsi nelle composizioni, tra corpi intrecciati, onde, corde, lava e cieli.
Il confronto generazionale diventa interessante anche guardando al mercato. Cherkit, classe 1982 e già presente in numerose collezioni istituzionali, presenta nel dossier opere tra 2.900 e 40.000 euro; Dodge, nato nel 2001, si colloca già tra 12.800 e 33.500 euro. A questo punto la domanda viene quasi spontanea: durerà? È impossibile dirlo oggi, ma c’è almeno un elemento che fa ben sperare: Semiose ha evidentemente deciso di investire con forza e continuità sul giovane americano, accompagnandolo con mostre personali ravvicinate e sostenendone il percorso. Più che un’improvvisa accelerazione di mercato, il suo posizionamento sembra quindi inserirsi in una precisa strategia della galleria. Che un artista appena venticinquenne sia già arrivato così vicino, in termini di listino, a un pittore con un percorso istituzionale molto più lungo resta comunque uno dei dati più sorprendenti delle due mostre.
Semiose non presenta le esposizioni come un unico progetto curatoriale. È proprio la loro vicinanza, però, a suggerire il confronto: Cherkit trasforma ciò che esiste fino a renderlo quasi irreale; Dodge inventa ciò che non esiste fino a renderlo credibile. Il reale e il suo contrario, entrambi affidati alla pittura.
Sabino Maria Frassà, 22 agosto
INFORMAZIONI PER LA VISITA
Mathieu Cherkit – Tendrement
Semiose, 44 rue Quincampoix, 75004 Paris
29 agosto – 31 ottobre 2026
Drew Dodge – Earth-Pourers
Semiose, 42 rue Quincampoix, 75004 Paris
29 agosto – 31 ottobre 2026

