Un medico può criticare i vaccini?

Patience Dettaglio

Un medico può criticare i vaccini?

“Un medico e uno scienziato hanno diritto di dire tutto ciò che pensano?” Questa è la domanda a cui cerca di rispondere il Professor Enrico Ferrazzi, Primario di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale dei Bambini Vittore Buzzi di Milano. Questa riflessione prosegue la campagna di sensibilizzazione e consapevolezza sulla libertà di espressione “LA LIBERTA’ DI ESPRESSIONE NON E’ UNO SCHERZO” ideata da Sabino Maria Frassà e Nicla Vassallo per il think tank “Ama Nutri Cresci”. In copertina la performance Patience di H.H. Lim del 2002.


Professor Enrico Ferrazzi, Direttore Ama Nutri Cresci Gravidanza, Ordinario e Primario Ostetricia e Ginecologia Ospedale Buzzi di Milano

Un medico e uno scienziato hanno diritto di dire sempre tutto ciò che pensano? Io direi di no, proprio perché in quanto professionisti della salute con il loro agire hanno una enorme influenza sull’esistenza stessa di altri esseri viventi, possono dire e sostenere solo ciò che scientificamente è provato. Le leggi europee in materia sono chiare, ad esempio falsificare dati e osservazioni di uno studio scientifico è un reato penale. E’ esattamente come un ingegnere che costruisce un ponte con calcoli falsificati.

Il mondo scientifico occidentale si fonda sul principio dell’evidenza, ovvero sull’essere in grado di dimostrare con i fatti quanto si sostiene inizialmente come ipotesi. Il metodo scientifico tenta e tende a formulare un sapere universale: tale generalizzazione è tanto più forte quanto sostenuta da prove biologiche o cliniche incontrovertibili, almeno per i mezzi e le conoscenze concrete dell’epoca. Ogni nuova ipotesi genera nuovi studi che possono consolidare il sapere acquisito o metterlo in discussione. Per tale ragione le evidenze generate dal metodo scientifico non si fondano su casi singoli e più o meno isolati. Quest’ultime sono osservazioni, “eccezioni”, che possono generare nuove ipotesi e nuovi studi, ma in ambito medico non si possono usare essere umani come cavie di nuove ipotesi senza autorizzazioni da parte di appositi Comitati Etici composti da medici ma sopratutto da rappresentanti dei pazienti, avvocati, bioeticisti, e ovviamente mai senza il consenso informato del paziente.

Eppure oggi più che in passato sempre più medici e ricercatori sembrano dimenticarsi – più o meno consapevolmente – di tale principio fondamentale. Ne è un triste esempio la campagna anti-vaccino, che, sebbene non trovi alcun fondamento scientifico valido, continua a imperversare e ad essere promossa anche da alcuni medici.

Patience, di H.H. Lim, Certosa di San Lorenzo a Padula, 2002 – Courtesy by Zoo Zone Art Forum

Quali sono le cause di tale “dimenticanza”? Probabilmente la sempre più diffusa olocrazia che porta come estrema conseguenza la presunzione che tutti abbiano ragione, ovvero che ognuno di noi abbia la sua – indiscutibile – verità. Non è possibile così un confronto e  i dibattiti si spostano dall’ambito scientifico, basato sui fatti, a quello ideologico, basato sulle convinzioni personali.

A chi sostiene che tale approccio, basato sull’analisi dei casi (più sono meglio è) e dei precedenti porti a una staticità della conoscenza, bisogna ricordare come dalla scienza dipenda il futuro dell’umanità: fortunate intuizioni, che hanno pesanti ripercussioni in ambito sanitario, meritano di essere attentamente vagliate e provate. Anche le cosiddette e contestate lungaggini derivanti dal metodo scientifico sono in realtà una garanzia. Perciò se tali intuizioni sono veramente buone, il tempo (non poi così lungo e comunque inferiore ai 10 anni) e gli studi di validazione non mancheranno, determinando allora, come accade ogni giorno, un reale progresso della conoscenza. Tale progresso può anche consistere nel comprendere che un farmaco o processo medico abbiano effetti collaterali.

A chi contesta invece che il metodo scientifico non resista agli attacchi di possibili complotti orditi dalle grandimultinazionali farmaceutiche, rispondo osservando come la comunità scientifica medica sia così numerosa da creare un tessuto ampio di controlli e equilibri tali da impedire quello che i “complottisti” immaginano, ovvero un’intera area della società internazionale, quelle medico-scientifica, controllata a pagata dalla big-pharma dei vaccini.  Consideriamo ad esempio il dibattito sugli effetti avversi e controindicazioni da abuso di antibiotici o di medicinali come le statine (per combattere l’ipercolesterolemia). Per le aziende farmaceutiche si tratta di mercati assai più ampi e redditizi di quello dei vaccini: eppure ormai da anni si susseguono dibattiti e studi accreditati e evidenze che denunciano effetti collaterali e abusi, tanto da portare l’organizzazione mondiale della Sanità a raccomandare l’uso limitato e appropriato degli antibiotici. Da tali studi senz’altro è derivato o deriverà una contrazione dei margini delle multinazionali farmaceutiche. La realtà è che da quando all’inizio del novecento con le croste del vaiolo bovino si “vaccinavano” i bambini per vedere se si poteva prevenire il vaiolo umano (vaccino appunto ottenuto da vacca) nessuno studio ha mai dimostrato effetti collaterali che superassero gli enormi vantaggi per il singolo e la collettività. Ricordiamo la scomparsa della poliomielite, la quasi scomparsa della rosolia oggi ritornata a mietere vittime anche tra i bambini italiani “grazie” alle campagne antivaccino di medici irresponsabili.

La medicina occidentale ha tanti difetti e sicuramente l’appello ad una visione più olistica della persona è oggi un appello valido per i singoli e le istituzioni che la governano, ma, per favore, non gettiamo via i risultati più belli della medicina proprio quando vogliamo migliorarla. I medici non sono e non dovrebbero comportarsi da imbonitori all’angolo della strada! Hanno responsabilità etiche e deontologiche proprie della loro professione che devono essere rispettate.

 

Enrico Maria Ferrazzi, Milano, 13 giugno 2017

Revisione  Sabino Maria Frassà, approvata il 17 giugno 2017

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