Gravidanza in adolescenza e diritti negati delle donne

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Gravidanza in adolescenza e diritti negati delle donne

Si può parlare di diritti della donna senza parlare di lotta all’adolescenza negata?

Riflessione di Cristiana Berti ed Enrico Ferrazzi

L’età del primo rapporto si è abbassata a 13 anni, ma il 42% delle under 25 italiane non utilizza alcun metodo contraccettivo durante il primo rapporto

Ogni anno, nel mondo, circa 16 milioni di adolescenti partoriscono e 5 milioni abortiscono volontariamente. I dati per quanto riguarda l’Italia sembrano però incoraggianti: i nati vivi partoriti da mamme minorenni, infatti, nel 2016, erano 1539 (ovvero lo 0.33% delle nascite totali) in netto calo rispetto ai 2514 nati nel 2008 (ovvero lo 0,44%) (dati ISTAT, 2016). Inoltre, il ricorso alle interruzioni di gravidanza in adolescenza diminuisce di poco a poco ogni anno. Tuttavia, è anche vero che il 42% delle under 25 italiane non utilizza alcun metodo contraccettivo durante la prima esperienza sessuale. Ancora più preoccupante è che a fronte di un abbassamento dell’età del primo rapporto a 13 anni (per la donna) solo lo 0,3% delle ragazze abbia ricevuto un’informazione/educazione sessuale corretta e adeguata (Istituto Superiore di Sanità – dati relativi al 2015).

Ma perché la gravidanza in adolescenza deve destare tanta preoccupazione? Le adolescenti gravide sono una parte della popolazione estremamente vulnerabile sotto diversi punti di vista, anche nei Paesi più sviluppati.

Declinati al nominativo (2015), Francesca Piovesan

Declinati al nominativo (2015), Francesca Piovesan

Non tutti sanno che tra i 15 e 19 anni, i rischi associati a gravidanza e parto (complicanze ostetriche, parto prematuro, basso peso alla nascita) sono tra le principali cause di morte nelle adolescenti a livello mondiale. Non solo, innegabili sono anche le ripercussioni psicologiche, sociali ed economiche per la madre minorenne, il suo bambino e la sua famiglia. Moltissime volte l’adolescente incinta viene allontanata da scuola, dal tessuto sociale, e quindi di fatto da molte opportunità lavorative.
La maternità in adolescenza blocca così lo sviluppo personale ed economico della ragazza e, nella maggior parte dei casi, si traduce in minor cura e opportunità per i figli. Tendenzialmente, i figli di madri adolescenti sono più soggetti a non ricevere alimentazione, cure parentali e istruzione adeguate, vivere in condizioni disagiate, diventare vittima di abusi ed eccedere in comportamenti a rischio e violenti.

Investire nell’istruzione secondaria rappresenta un potente motore per garantire il progresso sociale, civico ed economico della ragazza adolescente. In particolare, educazione sessuale (sesso protetto, metodi contraccettivi), familiare e alimentare sono essenziali per ridurre i rischi per salute e benessere delle giovani generazioni, attuali e future. Evitare la gravidanze prima dei 20 anni significa:

  • ridurre la mortalità infantile; migliorare la salute riproduttive materna (evitando gravidanze ravvicinate, gravidanze non programmate e aborti volontari con assistenza non sicura);
  • combattere HIV e malattie sessualmente trasmissibili; ridurre il rischio di malattie cronico-degenerative (obesità, diabete, malattie cardiovascolari) nel breve e lungo termine;
  • spezzare il ciclo di malnutrizione e povertà.

Evitare una gravidanza precoce significa così prolungare l’istruzione, promuovere la parità dei sessi, l’autonomia e la partecipazione attiva nella società delle donne.

Un’adolescente istruita è in potenza una donna indipendente e libera, che possiede le conoscenze adeguate per compiere scelte consapevoli e responsabili per inserirsi nel mondo del lavoro, costruendosi il proprio futuro e realizzandosi come individuo e come cittadino.

Una donna forte e libera è il motore per una società migliore e democratica, perché i “suoi” valori con il suo esempio verranno trasmessi ai figli. Non stupisce così che focalizzarsi sulla tutela dei diritti fondamentali delle adolescenti sia diventato punto centrale delle agende sanitarie di moltissimi organismi internazionali (UNICEF, WHO, UNFPA, UNAIDS, UNESCO) del mondo scientifico (The Lancet Commission on Adolescent Health and Wellbeing, 2016) e del settore non-profit (come ad esempio l’“Every Woman Every Child”). Investire sulle giovani donne sembra essere il metodo più efficace per interrompere il ciclo inter-generazionale di malnutrizione, malattie, povertà, discriminazione di genere e ingiustizia sociale.

L’origine della violenza contro le donne può essere quindi rintracciata anche nei Paesi più sviluppati nella negazione/non considerazione dell’infanzia e dell’adolescenza. Oggi che si celebra la “Festa della donna”, giriamo il nostro sguardo intorno e pensiamo che tutte le giovani adolescenti che ci circondano hanno il diritto di diventare donne adulte e consapevoli e che tale diritto passa attraverso in primo luogo l’istruzione e il clima culturale. I tabù socio culturali e la mancanza di istruzione – anche sessuale – delle adolescenti sono perciò tutti gli effetti un’intollerabile violazione dei diritti delle donne. 

8 marzo 2018, Milano, Cristiana Berti & Enrico Ferrazzi

Revisione editoriale – Sabino Maria Frassà


Enrico Mario Ferrazzi è Presidente della Fondazione Cure Onlus, per la cura della donna. Professore Ordinario e Direttore della U.O. di Ostetricia e Ginecologia Clinica Mangiagalli (Ospedale Policlinico di Milano) a Milano. Dal 2017 è Responsabile della Sezione “Salute” di Ama Nutri Cresci

Cristiana Berti è un’esperta in nutrizione. Ha collaborato a progetti di ricerca a livello internazionale con diverse università e organizzazioni internazionali, tra cui WHO, Università di Milano e Università di North-West University in Sud Africa, per cui ha lavorato per 2 anni.


In copertina: Declinati al nominativo (Dittico Divina Commedia, 2015) di Francesca Piovesan