Altare della sterilità (Andi Kacziba) – quando l’arte parla di infertilità e ribellione

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Altare della sterilità (Andi Kacziba) – quando l’arte parla di infertilità e ribellione

Celebriamo le donne e la loro festa, raccontandovi il lavoro dell’artista Andi Kacziba (pagina dell’artista), autrice di “Altare della sterilità” opera manifesto dell’arte al femminile oggi.

<<Essere donna per me significa accettare di vivere il Mio tempo>>

Altare della sterilità è sia il punto di arrivo sia il nuovo inizio di Andi Kacziba. Andi, ex modella di successo, (ex?) fotografa, vicino agli “anta”, ha dovuto ripensare la sua vita e il suo essere donna. Tanti i dubbi senza risposte, tante le frustrazioni, ma anche le aspirazioni in una società per cui a 40 anni si è ancora giovani.

Il tempo biologico però è un’altra cosa, ogni donna prima o poi se ne accorge. Qual è l’età “fertile”? →

“Spesso mi domando come sono arrivata qui. Arrivai a Milano quando avevo vent’anni per fare la modella e ora cosa sono oggi? Una ex modella ungherese? Un’artista italiana? Forse sono un po’ tutto: penso in italiano e conto in ungherese”.

Andi ha riscoperto le sue radici e trovato nella tessitura di arazzi le sue risposte e il suo (nuovo) ordine. La nonna di Andi le aveva insegnato a tessere durante le vacanze trascorse nella campagna ungherese. La tecnica dell’arazzo prevede gesti continui, ripetitivi, attenti, quasi matematici. Andi ha scelto di usare corda al naturale – materiale duro e difficile da lavorare. Perciò per fare le sue opere di arazzo serve tantissimo tempo. Andi, fotografa di formazione, ha così riscoperto il piacere del tempo della creazione e della realizzazione, quelle lunghe ore notturne in cui si estrania e lavora in pace.

Il tempo è stata la catarsi di Andi.

“Ho rinunciato all’ansia fotografica di cogliere il momento, ho accettato i miei tempi e capito forse che erano diversi da quelli imposti dalla società e dagli altri”

Gli arazzi secondo Andi non sono però mai piatti drappelli da parete, diventano tridimensionali, vere sculture: sono organi rossi come il sangue, secchi, immutabili, senza più linfa. Un ciclo di opere si chiama appunto ex-succus, dal latino “disseccato, privo di linfa”.  Proprio l’assenza di linfa vitale, di prospettiva è alla base di Altare della fertilità : le donne di oggi sono stritolate, prosciugate da legittime aspirazioni, convenzioni sociali e l’impossibilità di dilatare i tempi biologici.

Tanto dolore non trasforma le opere di Andi in una condanna, una rivendicazione o urlo disperato di una femminilità e maternità mancata o incompiuta. Avere un figlio non è un diritto a tutti i costi, ma una legittima aspirazione di ogni donna.  Un figlio è un diritto a tutti i costi? Risponde la filosofa Nicla Vassallo →

“La società non ti prepara realmente all’essere e diventare madre. Non funziona che un giorno ti alzi e decidi che sarai mamma: è un processo di consapevolezza e amore, innanzitutto verso se stessi”

La vera ribellione dell’essere donna è riflettere, accettare sé ed il mondo che ci si è costruiti intorno. All’altare della sterilità ci si reca quindi non per avere un figlio, ma per pensare, per ritrovare il significato di cosa voglia dire essere donna oggi.

 (Sabino Maria Frassà)

Andi Kacziba ha presentato Altare della Sterilità in anteprima all’interno della mostra <<Molli? Ne quaere mollia>>, promossa dalla Fondazione Giorgio Pardi e dall’associazione cramum, curata da Sabino Maria Frassà allo Studio Museo Francesco Messina. L’opera verrà riproposta all’interno della mostra Mater (Parma, Palazzo Governatore dall’ 8 marzo) mentre le opere “Misurazioni quotidiane” (foto) saranno in mostra nella mostra An Art of One’s Own (Torino, Galleria De Chirico, dal 5 marzo).

Andi Kacziba ha ideato con Sabino Maria Frassà il Premio cramum e ha rivisto e autorizzato questo testo il 25 febbraio 2015. Cos’è il premio Cramum? →