2° Consiglio. Come deve nutrirsi un futuro papà?

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2° Consiglio. Come deve nutrirsi un futuro papà?

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Premessa per tutti gli uomini:

1 coppia su 4 che non riesce a procreare naturalmente scopre che il problema è dell’uomo. A questo si aggiunge che in 1 coppia su 4 il problema è di entrambi i futuri genitori. Comprendere quindi se è possibile nutrire la fertilità maschile è importante tanto quanto scoprire se è possibile nutrire quella femminile. Come si approfondirà nelle prossime “puntate” l’infertilità maschile non è sinonimo di impotenza. E’ importante ricordarlo perché proprio equivoci come questo rischiano di rendere più difficile o ritardare la risoluzione dei problemi dell’infertilità maschile (attraverso il ricordo a Centri o professionisti – andrologi/urologi).

Dott. Andrea Salonia: “La fertilità dell’uomo è significativamente legata alla nutrizione. Una dieta ricca di antiossidanti, selenio ed alcune vitamine migliora la capacità riproduttiva.”

Quali sono i “cibi” che aiutano un uomo ad avere figli più facilmente?

Che tipo di dieta è meglio evitare?

E’ vero che come ho mangiato e vissuto anni prima di avere un figlio condizioneranno le mie possibilità di concepire?

Quali sono i “cibi” che aiutano un uomo ad avere figli più facilmente?

 Il concetto di fertilità si associata anche nell’uomo ad abitudini di vita “sane” assume particolare rilevanza nella sfera maschile. L’impatto dei disturbi alimentari sulla capacità riproduttiva dell’uomo, e non solo della donna, è infatti noto e scientificamente dimostrato, includendo ai due opposti estremi gli stati di sovrappeso o di franca obesità, come pure i problemi di denutrizione e di nutrizione quanti-qualitativamente inadeguata; entrambe le condizioni sono fortemente legate a molteplici fattori che spesso includono disordini della sfera ormonale e metabolica.

E’ certo possibile scendere maggiormente nel dettaglio riguardo alle abitudini alimentari del singolo individuo e al loro potenziale impatto sulla fertilità maschile. In tal senso, diversi studi condotti sulla popolazione maschile infertile hanno cercato di meglio identificare quegli alimenti o quei regimi dietetici che più si correlassero con un’alterazione della “qualità del seme”, e con una conseguente maggior difficoltà procreativa “al maschile”.

Quali sono i “cibi” che aiutano un uomo ad avere figli più facilmente?

Luigi Gariglio© Bianca www.luigigariglio.com

Quando si parla di “qualità del seme” ci si riferisce a tre parametri principali: concentrazione, motilità (capacità di movimento) e morfologia degli spermatozoi. Alcuni studi dimostrano come il consumo di cibi ricchi di sostanze antiossidanti – tra cui a esempio il selenio – correli con migliori valori di questi tre parametri, soprattutto riguardo alla motilità degli spermatozoi. Nello specifico una dieta ricca in Vitamina C e carotenoidi (licopene, β-carotene e criptoxantina) svolgerebbe un ruolo protettivo nei confronti di quegli elementi ossidanti, e pertanto potenzialmente nocivi, fisiologicamente presenti nel liquido seminale. Nel complesso, un consumo abituale di frutta, cereali e vegetali in genere contribuisce dunque a migliorare il potenziale fertile dell’uomo.

 

Che tipo di dieta è meglio evitare?

Dalle analisi condotte sui differenti regimi alimentari adottati da gruppi di individui con valori alterati dei parametri seminali è emerso come un elevato consumo di carni (in particolare di carni “rosse”) e di prodotti caseari (latte intero e formaggio) sia più frequentemente associato a una peggiore qualità del seme. Infatti, sostanze come gli xeno-estrogeni e gli steroidi anabolici sono ritenute possibili responsabili dell’alterazione dello sviluppo e del funzionamento dell’apparato riproduttivo maschile e risultano altamente contenute nei cibi ricchi di grassi poli-insaturi proprio come la carne o il latte intero.

Una dieta equilibrata, ricca di vegetali, frutta, pesce e carni bianche è quindi da considerarsi idonea alla preservazione di una buona capacità riproduttiva nell’uomo.

E’ vero che come ho mangiato e vissuto anni prima di avere un figlio condizionerà le mie possibilità di concepire?

SI SA: senz’altro è vero e noto che lo stile di vita ed il regime dietetico influenzano la fertilità maschile. Meno noto è comprendere quando cominci tale relazione.

NON SI SA: a oggi, tutti gli studi presenti nell’ambito della “nutrizione e fertilità maschile”, si basano sul confronto delle differenze nelle abitudini alimentari fra individui fertili ed infertili; tuttavia non è accertato se la scarsa qualità del seme dei pazienti analizzati (che determina l’infertilità maschile), sia dovuta all’influenza del loro attuale regime dietetico o se invece sia frutto di una diversa condotta alimentare seguita nel corso dell’infanzia o dell’adolescenza.

Sarebbe pertanto importante poter assicurare un’alimentazione adeguata fin a partire dal periodo peri-natale, che continuasse durante le delicate fasi dell’infanzia e dell’adolescenza, per poi giungere alla età adulta; questo aiuterebbe promuovere una migliore capacità riproduttiva maschile in relazione alle diverse fasi dello sviluppo.

Andrea Salonia – Urologo-Andrologo Ospedale San Raffaele

Revisione – Cetin, Frassà, Viganò

Leggi anche l’anteprima del prossimo consiglio: Chi ha chili di troppo fatica ad avere un figlio

 

 

 

Paola Viganò risponde ai dubbi dei lettori:

  1. Il selenio che voi dite essere utile per la fertilità maschile provoca il diabete mellito?
  2. Vitamina D e Vitamina C servono?
Il ruolo dei micronutrienti nella fertilità – sia maschile sia femminile – è un tema controverso. Ci sono diversi studi che dimostrano l’importanza ed il ruolo, molti meno riescono però a dare indicazioni riguardo le quantità e modalità. Persino sull’acido folico, il micronutriente su cui si sa di più in assoluto, sono in corso validi studi e sperimentazioni per cambiare (aumentare) l’integrazione. Nello specifico:
  • Selenio VS diabete mellito, ci sono diversi studi pro e contro. Non bisogna però lasciarsi andare ad allarmismi; integrare il selenio per uomini con problemi di fertilità è un’importante opzione (leggete questo importante studio del 2011). Inoltre un noto studio appena uscito (settembre 2012) conclude rassicurando che non ci sono evidenze a tal riguardo “These findings are reassuring as they did not show a diabetogenic effect of a six-month supplementation with selenium in this sample of elderly individuals of relatively low selenium status.” (leggi tutto il lavoro scientifico – in inglese)
  • vitamina D e C hanno un ruolo fondamentale, ma, mentre la vitamina C può essere assimilata attraverso la dieta (sia nell’uomo sia nella donna) per la vitamina D è molto più complesso e spesso è necessaria la supplementazione (integratori specifici) e stile di vita specifici (esposizione solare), come si è già visto nella Puntata Vitamina D in gravidanza e come approfondiremo nelle prossime settimane.